LARS VON TRIER: genio “dogmatico” e sprezzante del cinema contemporaneo

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LARS VON TRIER, all’anagrafe Lars Trier, regista, sceneggiatore, attore, documentarista ecc. Danese, ha fama di cineasta d’autore dalla morale sprezzante e dallo sperimentalismo senza limiti. È uno dei registi più importanti e innovativi degli ultimi trent’anni. Nel corso della sua vita ha anche attraversato momenti bui, periodi che si sono riflessi nelle sue opere.

È conosciuto per le fobie che lo torturano. Viaggia solo in auto o in treno. Attraversa l’Europa in camper per recarsi al Festival di Cannes. Non prende l’aereo e questo gli preclude spostamenti lontani, ma senza limitare la sua immensa vena creativa e capacità analitica da uomo dotato di acuta intelligenza e lungimiranza.

Lars Von Trier
Lars von Trier

Lars von Trier: biografia di un analitico anticonformista

Nato a Copenaghen il 30 aprile 1956, von Trier è figlio di un’impiegata nel servizio civile e di un impiegato del Ministero danese ebreo. I suoi genitori, Inger Host e Ulf Trier comunisti, atei e anticonformisti crescono il futuro regista indomabile e indomito, convinti del diritto all’autodeterminazione del bambino.

La madre gli rivela nel 1995 che Ulf Trier non è biologicamente il padre, e che quindi non è di origine ebraica. Il suo vero padre è in realtà un ex-datore di lavoro della donna: Fritz Michael Hartmann, discendente di un’antica famiglia di compositori musicali. La leggenda racconta che la madre desiderava dei geni artistici per suo figlio.

Lars von Trier cresce quindi in un clima anticonformista, di libertà assoluta, con desiderio di autodisciplina e con una propensione alla leadership che lo caratterizzerà nella vita e nel lavoro. I genitori lo iscrivono alla Lundtofle, un istituto scolastico dai metodi autoritari e questo contrasta con l’educazione che riceve a casa. Il giovane Trier abbandonerà la scuola a 15 anni per un metodo di insegnamento a distanza.

Lars von Trier : immagine giovanile

Esordi

Nipote del regista Borge Host, von Trier esordisce da giovanissimo come attore. Nel 1969 recita infatti nella serie televisiva danese Hemmelig Sommer. Vince poi il concorso per entrare alla Danish Film Institute. Adotta quindi la particella nobiliare von, in onore al regista Josef von Stemberg e realizza i suoi primi cortometraggi: Nocturne (1980) e Images of a relief 1982, che vincono il premio come Migliore Film al Munich Film Festival, nel 1983.

Parlare della vastissima attività artistica di von Trier richiederebbe un saggio lungo e per appassionati. Ricordiamo qui principalmente i suoi esordi e i suoi impegnativi lungometraggi. Questi ultimi sono frutto di una riflessione approfondita sia intima che politico sociale e che spaziano dall’analisi della psiche umana a quella sociologica della società contemporanea.

La trilogia europea

Lars von Trier concretizza la sua passione per il cinema nel 1984 portando sullo schermo la decadenza sociale dell’Europa del secondo dopoguerra con la Trilogia europea. Si tratta di tre film uniti da temi comuni e da comuni esplorazioni stilistiche. Tutti e tre i capitoli raccontano di un personaggio le cui azioni idealistiche sono indirizzate al problema che si vorrebbe risolvere. Un tema comune è quello dell’ipnosi e un richiamo ai film noir.

L’elemento del crimine

ll primo film della trilogia europea è L’elemento del crimine, un noir onirico e claustrofobico che narra di un Europa decadente e distopica (1984). Un uomo, che non ricorda il suo passato, viene coinvolto in un indagine di polizia rivolta a un maniaco assassino. Deve ricorrere ad uno psicanalista per recuperare sotto ipnosi le tappe della sua vita negli ultimi due mesi. Si identifica quindi in uno psicotico serial killer di ragazzine per catturare il pericoloso assassino. Il film vince il Gran Premio Tecnico a Cannes. La critica acclama il regista, paragonandolo a Orson Welles e Tarkovsky.

Epidemic

Nel 1987 von Trier presenta Epidemic, dove è anche tra i protagonisti. Si tratta di un drammatico/ horror, secondo capitolo della trilogia, ma anche la prima di una serie di collaborazioni con l’attore tedesco Udo Kier. Lars von Trier e Niels Vørsel interpretano due autori che consegnano una sceneggiatura a un produttore. Nel lungometraggio ci sono momenti di realtà e momenti in cui si assiste a scene del film che i due hanno consegnato. Il regista interpreta il dottor Mesmer, un medico che sta cercando una cura per una moderna epidemia, di cui scopre di essere stato involontariamente l’artefice.

Europa

Il terzo film della trilogia si intitola Europa, del 1991. Racconta, in bianco e nero (per il regista più efficace alla sceneggiatura) di un americano di origini tedesche che si reca in Germania dopo il secondo conflitto mondiale, per offrire il suo contributo alla ricostruzione del paese. L’uomo rimane però suo malgrado coinvolto in un piano di una famiglia nazista per boicottare la ricostruzione americana. Le messe in scena di von Trier sono uniche, disturbanti, e soprattutto mai gratuite.

Nel film Europa gli argomenti vengono trattati con lucidità, senza sterile ideologia. Europa vince a Cannes il Premio della Giuria, il Secondo Gran Premio Tecnico e il Premio per il Miglior Contributo Artistico. Il film attira anche l’attenzione di Steven Spielberg che offre all’artista danese di dirigere un film. Von Trier rifiuta la proposta a causa della fobia del volo, e perché disprezza i meccanismi del cinema hollywoodiano.

Medea

Nel 1988 è la volta di Medea, ispirato all’ omonima tragedia di Euripide. È un film per la televisione danese su una sceneggiatura di Carl Theodor Dreyer, maestro spirituale di von Trier. Fin dalla prima scena, il regista pone la sua protagonista stesa, sulla spiaggia coi capelli raccolti in una cuffia, quasi fusa con l’acqua. La pellicola è sgranata e i colori come opacizzati (grazie a un processo di desaturazione), la camera è rigorosamente a mano. Medea, nelle versioni di Seneca e Anouilh viene associata alla forza distruttrice del fuoco, ma von Trier, decidendo di ambientare il film in Danimarca, lega invece la protagonista all’elemento acquatico. Trasforma infatti la Corinto classica in un paesaggio paludoso e cavernoso. Medea, dopo l’infanticidio, non fugge su un carro alato, come nelle versioni classiche, ma scappa sulla nave di Egeo. Si toglie la cuffia mostrando una splendida chioma rosso fuoco.

Medea: una scena

Lars von Trier: dalle pubblicità all’affermazione con The Kingdom

Prima del successo internazionale, von Trier lavora a molti spot pubblicitari, alcuni hanno come protagonista Ernst-Hugo Jaregard che sarà fra i suoi attori preferiti in molti lavori successivi. Raggiunge il successo televisivo nel 1994, quando esce The Kingdom – Il regno (Riget) proprio con Jaregard. The Kingdom nasce come miniserie televisiva, in seguito distribuita come unico film di quattro ore. (Nel 1997 sarà girato The Kingdom2 e nel 2004 una serie televisiva di produzione statunitense).

Tutte e due le miniserie ottengono successo e alla fine di ogni puntata appare von Trier, in persona, in smoking, a commentare la puntata. Lo smoking è quello di Dreyer e von Trier lo indossa quale omaggio al suo maestro. Nella serie il regista analizza l’animo disonesto di un medico che occulta un grave errore che causa la morte di una bambina.

Lars von Trier

The Kingdom è il primo dei lavori di produzione Zentropa. Nel 1992 per finanziare i progetti che interessano loro, von Trier e il produttore Peter Aalbaek Jensen fondano infatti Zentropa, società di produzione internazionale. Zentropa è stata una delle prime case cinematografiche mainstream a produrre film pornografici indirizzati ad un pubblico prettamente femminile. L’indole scabrosa e geniale di von Trier può essere così espressa liberamente dal regista che diventa sempre più popolare.

Lars von Trier e Dogma 95

Il poliedrico regista fonda poi nel 1995 Dogma 95 (definito anche Voto di castità). Si tratta di un movimento cinematografico creato da von Trier con Thomas Vinterberg, basato su un decalogo di precise regole espresse in un Manifesto Programmatico, spesso violate dagli stessi membri. L’obiettivo è di cercare di impedire il dilagare degli effetti speciali e degli investimenti miliardari nel cinema. Von Trier ama un cinema essenziale privo di luci, scenografia, colonna sonora, utilizzando solo la camera a mano. Dopo dieci anni, nel 2005, gli stessi registi firmatari sanciscono però la fine di Dogma 95.

Lars von Trier e La trilogia del cuore d’oro

L’unica vera pellicola che viene girata secondo i dettami di Dogma 95 è Idioti (Idioterne, 1998) firmata proprio da von Trier. Nel lungo giovani intellettuali agiscono in pubblico come se fossero dei ritardati mentali, nel tentativo di sovvertire il sistema. Idioti fa parte della Trilogia del cuore d’oro che si completa con i capolavori Le onde del destino (1996) e Dancer in the dark (2000). La linea rossa che lega i film è l’idea comune di personaggi che vanno incontro a un doloroso destino a causa della loro bontà e del loro altruismo.

Idioterne: una scena

Le onde del destino

Le onde del destino resta ancora il suo primo film famoso al pubblico internazionale e non di nicchia. Conferma il genio, sprezzante e creativo del regista nel voler analizzare le tante sfumature dell’animo umano, sempre con una visione nichilista e disincantata all’eccesso, ma al contempo drammaticamente realistica. La pellicola vince il Gran Premio della Giuria a Cannes e rivela il talento della protagonista Emily Watson (nomination agli Oscar come migliore attrice). Si tratta di un pugno allo stomaco per lo spettatore. È la storia della fragilità di Bess giovane e ingenua ragazza di chiesa e timorata di Dio, con problemi psicologici che per debolezza e amore del marito, si sentirà obbligata alla trasgressione sessuale. La protagonista perderà la ragione al punto da farsi stuprare da dei malviventi fino alla morte.

Lars von Trier

Dancer in the Dark

Dancer in the Dark , definito da von Trier uno dei suoi film più riusciti, viene girato interamente con la camera a mano, tralasciando la scena topica girata invece con più di 100 telecamere. Protagonista è l’islandese Björk anche coautrice insieme al regista delle musica che regnano sovrane in questo anti-musical. Con la musicista recita Catherine Deneuve. Björk è la protagonista ideale per il cinema di von Trier. Si identifica perfettamente con l’atteggiamento masochista del suo personaggio. Il film ottiene la Palma d’Oro al 53° Festival di Cannes. Selma è una giovane operaia immigrata negli Stati Uniti, con un figlio. Entrambi sono affetti da una malattia che li potrebbe ridurre alla cecità.

Lars von Trier
Von Trier e Björk

La protagonista appassionata di musical, ha un mondo interiore molto colorato. Lavora molto duramente in un ambiente squallido per pagare l’operazione al figlio. Un amico poliziotto di cui si fida, approfitterà però della sua disabilità per derubarla. Selma si troverà così in una situazione paradossale, ma realistica, che la porterà alla morte. Von Trier in questo film analizza come la società non sia di fatto un luogo per ingenui idealisti.

Lars von Trier e la trilogia americana. USA- Terra delle opportunità

Von Trier sposta poi il suo sguardo acuto verso il decadimento culturale e morale degli Stati Uniti. Lo fa con USA – Terra delle opportunità ovvero una trilogia cinematografica che tratta le vicende di Grace, una giovane idealista degli anni Trenta.

Dogville

Il primo capitolo della trilogia è il film Dogville, che consacra il regista tra i grandissimi cineasti della contemporaneità. È un film del 2003 interpretato da Nicole Kidman, ai tempi al massimo della sua popolarità dopo il successo di Eyes wide Shut di Kubrick. Grace, per vocazione alla moralià, scappa da un padre dichiaratamente mafioso, viene inizialmente nascosta e protetta dal pericolo e successivamente sfruttata dai poveri abitanti di una piccola città del Colorado. È infatti ridotta in catene e abusata ripetutamente. L’essere umano però non è Cristo, e alla fine Grace, salvata proprio dal padre da cui fuggiva, ordinerà di sterminare tutti gli abitanti della cittadina.

Lars von Trier l’esasperazione dell’egoismo umano di Dogville

È un film che esaspera l’egoismo umano, ma che fa molto riflettere sui concetti di morale cristiana, peccato, bene e male. Alla fine Grace diventa “vendicatrice angelica”. Non perdona, ma non per semplice spirito di vendetta, ma per evitare che i cinici e mediocri abitanti di Dogville si ripetano nella cattiveria gratuita. L’unico essere vivente che Grace salva è il cane, vero innocente. La particolarità del film è l’ambientazione al chiuso, in una sorta di capannone/teatro. La scenografia è quasi assente, la narrazione è divisa in capitoli. Dogville oltre a sbancare il botteghino, vero fenomeno del 2003/ 2004, vince tantissimi premi nazionali e internazionali.

Manderlay

Nel secondo capitolo, Manderlay (2005), Grace, interpretata da Bryce Dallas Howard, ha abbandonato Dogville insieme al padre e alla sua banda di gangster per cercare un nuovo posto dove stabilirsi. Giunge in Alabama e qui scopre che settant’anni dopo la guerra civile, nel 1933, la schiavitù persiste ancora in una piccola piantagione di cotone chiamata Manderlay. Grace tenterà inutilmente di cambiare le leggi rigide e crudeli, infondendo negli ex-schiavi i principi della democrazia. I tentativi di Grace si infrangeranno contro l’inettitudine della gente. La donna sarà quindi costretta a fuggire ancora una volta per l’America. Il film è girato con la stessa tecnica di Dogville.

Manderlay: una scena

La casa di Jack

La trilogia si concluderà solo nel 2018 con il film La casa di Jack, con Matt Dillon, nel ruolo di uno spietato serial killer americano. Il regista ha definito la sua ultima opera: «Il film più brutale che abbia mai realizzato», che celebra l’idea «Che la vita sia crudele e spietata». Questo film affronta il tema dell’omicidio come opera d’arte. Il racconto è datato USA, 1970. Jack (Dillon) è un ingegnere psicopatico con tendenze ossessivo-compulsive e propensioni artistiche e filosofiche. Dopo aver ucciso una donna che gli aveva chiesto soccorso per strada, si convince di dover continuare a uccidere per raggiungere la perfezione. Jack commette omicidi nel corso di dodici anni nello stato di Washington.

Trilogia della depressione

Nel 2009, Lars von Trier sposta lo sguardo verso l’analisi dello stato d’animo, conducendo uno studio incentrato totalmente sulla psicologia del personaggio. Dirige quindi la Trilogia della depressione. Abbandona le regole del Dogma 95. È questa una fase di sperimentazione all’insegna dello scabroso. Il regista dichiara infatti di essere colpito da una forte depressione e dirige: Antichrist (2009), Melancholia (2011), Nynphomaniac (2013), illustrando una visione tragica, crudele e degenerativa della natura umana. In questa trilogia il dolore diventa ispirazione ed espiazione.

Antichrist

In Antichrist, (con Willem Dafoe e Charlotte Gainsbourg al massimo della loro espressione artistica) la depressione porta all’autodistruzione e alla negazione del piacere. È un discendere agli inferi verso un finale apocalittico dove la catarsi del dolore inizialmente provato si tramuta nella realizzazione dei peggiori incubi. Il figlio di una coppia muore tragicamente, cadendo da una finestra rimasta aperta, mentre i due genitori stanno facendo sesso. Il marito, psicoterapeuta, decide di aiutare personalmente la moglie a superare il trauma, ritagliandosi un periodo di isolamento per rielaborare il lutto. In realtà la morte del figlio non è stata un incidente casuale. La donna nasconde infatti una grave ambiguità caratteriale, cosa che fa scattare un meccanismo di distruzione in entrambi, che si affrontano senza pietà fino alla morte.

Antichrist: una scena

Melancholia

Melancholia, con Kirsten Dunst e ancora Gainsburg, è un pianeta che minaccia di schiantarsi sulla terra. La storia narra del rapporto conflittuale tra due sorelle, ma al contempo molto intimo: Dunst e Gainsburg. Il messaggio del film è l’inevitabile sofferenza umana di fronte alla propria impotenza.

Lars von Tier e l’apologia al nazismo a Cannes

Durante la presentazione al Festival di Cannes, nel maggio 2011, von Trier rilascia questa dichiarazione: “Cosa posso dire? Capisco Hitler. Ha fatto molte cose sbagliate, assolutamente, ma posso immaginarmelo seduto nel suo bunker, alla fine… m’immedesimo, sì, un po’“. In seguito afferma che: “Lo Stato di Israaele è una rottura di scatole. Sostiene di ammirare molto l’architetto Albert Speer, uno dei ministri di Hitler, processato e condannato a 20 anni a Norimberga. Afferma von Trier: “No, io voglio solo parlare dell’arte. Albert Speer mi piaceva. Era forse uno dei migliori figli di Dio…Ha avuto talento che poteva essere utilizzato…Ok sono nazista“.

Un giornalista chiede anche al regista se il suo film potrebbe essere distribuito su larga scala e alla risposta “Noi nazisti siamo piuttosto bravi a fare cose su larga scala” von Trier viene espulso dal Festival anche se il suo film rimane in concorso. Il regista si scusa quindi pubblicamente, dichiarando che voleva solo stupire la stampa, e provocare scandalo. Non si ritiene nazista e neanche antisemita.

Nynphomaniac

Nynphomaniac è un inno alla ribellione, un film molto scabroso, come nelle corde del regista e il terzo girato con la filiforme, ma sensuale Gainsbourg. La protagonista sfoga ogni frustrazione, dolore o piacere con il sesso. Il film viene realizzato in due versioni: una soft da quattro ore, l’altra integrale da più di cinque ore. Von Trier diventa per tutti il regista dello scandalo. Per l’Italia la Good Film acquista la pellicola, nella versione tagliata e censurata.

Nymphomaniac: una scena

Lars von Trier: vita privata

Nel 1987, Lars von Trier sposa la regista Caecilia Holbek. Dalla loro unione nasce Shelma, ma il  matrimonio finisce nel 1996. Successivamente sposa Bente Froge, dalla quale avrà Benjamin e Ludving. Divorziano nel 2015.

Artista a tutto tondo, geniale, poliedrico, eccessivo, tormentato ha candidamente ammesso di aver scritto i suoi lavori migliori, come Dogville sotto effetto di sostanze, anche se ha deciso di disintossicarsi andando in terapia. Nel 2017 la cantante islandese Björk lo accusa pubblicamente di molestie sessuali, avvenute durante la lavorazione di Dancer in the Dark. Sono accuse smentite dall’eccentrico regista che ha dichiarato di aver semplicemente avuto con l’artista, durante la lavorazione del film, un salutare rapporto di inimicizia, che ha reso il lungometraggio uno dei suoi capolavori.

Di Lucilla Continenza e Judith Maffeis Sala

www.ildogville.it

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