ANTONIONI. Dal neorealismo all’incomunicabilità

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MICHELANGELO ANTONIONI regista, sceneggiatore, montatore, scrittore, pittore e critico cinematografico italiano, è considerato tra i maggiori cineasti della storia del cinema. È conosciuto come il regista dell’incomunicabilità.

Documentario sul cinema di Antonioni, 1973

Nasce a Ferrara, il 29 settembre 1912, cresce in una famiglia benestante, e si laurea in Economia e Commercio, ma è attirato da altre passioni, soprattutto dal cinema. Durante il corso di studi in Economia, si dedica ad elaborare critiche e recensioni cinematografiche per il Corriere Padano. Conosce gli intellettuali ferraresi: Lanfranco Caretti (1915-1995), filologo, critico letterario e accademico; frequenta il pittore Filippo De Pisis (1896-19569), che si definisce egli stesso nato poeta più che pittore. Stringe un rapporto con Giorgio Bassani l’autore del classico Il giardino dei Finzi Contini (1962).

Antonioni si trasferisce poi a Roma dove frequenta il Centro Sperimentale di Cinematografia, scrive sceneggiature per Rossellini. A Roma collabora per la prestigiosa rivista Cinema, dove conosce Cesare Zavattini (1902-1989), tra i più grandi sceneggiatori del cinema italiano neorealista. Ricordiamo, fra i più apprezzati, i film: Ladri di Biciclette, Umberto D., Sciuscià.

Antonioni regista borghese-autore della crisi

L’incontro con Zavattini è molto importante per Antonioni. Il cinema per Zavattini ha un valore formativo culturale, non è soltanto svago. La poesia si compone  sulla realtà, sulla bellezza sociale e sul suo approfondimento, aspetto che spesso gli sceneggiatori trascurano.

L’opera di Antonioni segna però anche una rottura con i film del neorealismo. Il regista è stato definito infatti un regista “borghese-autore della crisi”. Antonioni inizia la sua carriera nel 1942 quando collabora alla sceneggiatura di Un pilota ritorna di Roberto Rossellini e lavora come aiuto regista per Marcel Carnè.  Il suo primo documentario è Gente del Po del 1947, un lavoro lungo 4 anni.

Antonioni e la rottura con il neorealismo

Antonioni esordisce al cinema nel 1950 con il suo primo lungometraggio Cronaca di un amore. Il film narra la storia di un adulterio, un triangolo amoroso a struttura noir, la crisi della coppia, la malinconia e le riflessioni esistenziali. Girato tra Ferrara e Milano, il film è fatto da lunghe inquadrature e silenzi. Lucia Bosè, fra gli interpreti, si fa notare per la sua bellezza.

Cronaca di un amore

Negli anni seguenti il regista ferrarese dirige tre lungometraggi: I vinti, del 1953, sulla violenza nel mondo giovanile; La signora senza camelie, sempre del 1953, sui meccanismi sconcertanti che regolano il divismo cinematografico; Le amiche, del 1955, film tratto dal romanzo di Cesare PaveseTra donne sole, film che però non riscuotono grande attenzione.

Regista dell’incomunicabilità

Il grido (1957) segna l’allontanamento definitivo del regista dal neorealismo. Narra la storia di un operaio che, abbandonato dalla compagna, intraprende un viaggio nella pianura padana per riempire il proprio senso di solitudine di emarginazione e infine si suicida. Il grido riceve un Pardo d’oro al Festival di Locarno, ma non riscuote il successo aspettato. In questo periodo Antonioni decide quindi di tornare a teatro, un’altra delle sue passioni, dove incontra Monica Vitti, che sarà sua musa e compagna nella vita.

Antonioni
Antonioni e Monica Vitti

Antonioni e la dura critica alla classe media

Tornato al cinema, Antonioni affina il suo stileParla delle difficoltà delle relazioni, della realtà che è inafferrabile, del disagio individuale causato da una società sempre meno aggregativa. Il regista punta l’attenzione sui personaggi e sulla loro interiorità. Fa una dura critica alla classe media che in quegli anni si stava definendo con tutte le sue caratteristiche negative. Claude Sautet afferma: “Antonioni è stato il primo a trattare della difficoltà del comunicare. Forse è il vero erede di Pavese. Nei suoi film l’uomo non agisce, non è attivo, è complessato di fronte all’attivismo sentimentale, sessuale, creativo delle donne“.

Sempre sul filo della difficoltà del relazionarsi, Antonioni firma capolavori come: La trilogia dell’incomunicabilità (L’avventura, La notte e L’eclisse) e nel 1964 Deserto Rosso (con protagonista Vitti) . Questi film affrontano i temi dell’alienazione e del disagio esistenziale.

Deserto Rosso è la sua prima pellicola a colori. Come nei tre precedenti film, la donna è vista come essere più sensibile di una nevrosi comune della società capitalista e dalla natura inquinata.

Blow-up, Zabriskie Point, Chung Kuo, Professione reporter

Antonioni è un regista raffinato e dallo sguardo attento e analitico, poco adatto ad un pubblico mainstream. Il produttore Carlo Ponti gli offre però un contratto con la MGM per la realizzazione di tre lavori ad alto budget a distribuzione internazionale. Nel 1967 gira Blow-up  (considerato un capolavoro) e Zabriskie Point, del 1969, dove sottolinea il male del consumismo, e prevede una società che è destinata all’autodistruzione. Il maestro osserva e analizza anche altre culture come in Chung kuo, Cina, del 1972, dove si confronta con la Cina comunista di Mao. Un cult è poi Professione reporter, del 1974, con Jack Nicholson. Nel film si affrontano i rapporti tra Occidente e Terzo Mondo.

Gli anni ’80

Ricordiamo poi un film sperimentale del Maestro per la televisione, Il mistero di Oberwald, del 1980, girato con mezzi innovativi. Nel 1982 gira per il cinema  Identificazione di una donna, dove mette in risalto la crisi sentimentale e comportamentale. Dopo la lavorazione di questo film, Antonioni, assistito dalla nuova compagna Enrica Fico, riduce il suo lavoro e gira solo qualche documentario e il video di Fotoromanza per Gianna Nannini, ma anche uno spot pubblicitario per Renault.

Antonioni e Enrica Fico

Gli ultimi vent’anni

Nel 1985 Antonioni viene purtroppo colpito da un ictus, nonostante il grave problema continuerà a lavorare. Nel 1986 sposa Fico con cui è legato da 14 anni. I suoi ultimi capolavori sono: Al di là delle nuvole del 1994, diretto con  Win Wenders e Eros (2004), diviso in tre capitoli diretti con Wong Kar-Wai e Steven Soderbergh. Durante gli ultimi anni, si dedica a un’altra delle sue grandi passioni: la pittura esponendo in diversi mostre. Gira anche un documentario Lo sguardo di Michelangelo, su Michelangelo Buonarroti.

Antonioni

Antonioni ci lascia a 95 anni nel 2007. Come da lui richiesto viene tumulato nel cimitero monumentale della Certosa di Ferrara.

Antonioni ha ottenuto importanti e numerosi riconoscimenti mondiali. Ha girato veri capolavori che hanno ispirato registi di fama mondiale contemporanei, come: Akira KurosawaMartin ScorseseFrancis Ford Coppola e Wim Wenders.

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