CARMELO BENE. Il Caravaggio dell’avanguardia italiana

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È ora di cominciare a capire, a prendere confidenza con le parole. Non dico con la Parola, non col Verbo, ma con le parole; invece il linguaggio vi fotte. Vi trafora. Vi trapassa e voi non ve ne accorgete. Voi sputate su Einstein, voi sputate sul miglior Freud, sull’aldilà dei principi di piacere; voi impugnate e applaudite l’ovvio, ne avete fatto una minchia di questo ovvio, in cambio della vostra. Ma io non vi sfido: non vi vedo!” Cit. Carmelo Bene

Carmelo Bene: l’artista più irriverente del teatro italiano

Parliamo di un personaggio istrionico, di un artista amato e odiato, (uno contro tutti), che aveva una sua personalissima idea di arte e di cultura. Parliamo di CARMELO BENE, un grande leone del palco, dalla presenza scenica che da sola faceva parlare giornalisti e pubblico. Un uomo inquieto e dedito completamente alla sua arte e alla cultura (vastissima). Si definiva un genio e quella genialità a posteriori gli è stata pure riconosciuta. A noi piace definirlo il Caravaggio del teatro italiano, per la personalità da “maledetto” e per i chiari e scuri, le ombre e le luci che caratterizzano il suo teatro e il suo modo di essere artista.

La puntata del Maurizio Costanzo Show, dove Carmelo Bene si mette a nudo contro tutti. Versione integrale

Un salentino e la sua arte

Secondogenito di Umberto e Amalia Secolo, Carmelo Pompilio Realino Antonio Bene è stato un artista a tutto tondo: attore, drammaturgo, regista, scrittore e poeta. Nasce il primo settembre 1937 a Campi Salentina (Lecce), dove i genitori hanno in gestione un tabacchificio, di proprietà della Famiglia Reale. Sua madre, una fervente cattolica, praticante, lo iscrive presso la scuola degli Scolopi di Campi Salentina, “dove  – precisa lo stesso Bene nella sua autobiografia – gli insegnanti di religione erano incompetenti in teologia, bestemmiatori e pedofili“.

Poi, conclude il liceo dai Gesuiti a Lecce e a 17 anni parte per Roma per iscriversi a giurisprudenza, e contemporaneamente alla scuola di recitazione Pietro Scharoff e all’Accademia d’Arte Drammatica. Da Lecce gli arriva l’avviso per la Visita di Leva, ma Bene “non volendo sprecare inutilmente 18 mesi delle sue numerose vite”, si finge omosessuale e all’esame psichiatrico risulta la sua ambivalenza, ricevendo l’attestato di RAM (ridotta attitudine militare).

Carmelo Bene
Carmelo Bene: immagine giovanile

La passione per il teatro: gli inizi

Bene inizia in autonomia (non conclude gli studi) la sua carriera artistica, debuttando a 22 anni in Caligola di Albert Camus, per la regia di Alberto Ruggiero. Il 12 ottobre ’59, al Teatro delle Arti di Roma, platea e galleria sono stracolme di pubblico. L’inizio è con un classico, ma quando appare in scena il giovanissimo attore, dagli occhi grandi, fissi, intensi e scuri, sino a quel momento sconosciuto al pubblico e alla critica, avviene qualcosa di inaspettato. Alla fine dello spettacolo, con un pugno frantuma infatti uno specchio sul proscenio e colpisce con le schegge le prime due file, gridando: “Gli uomini muoiono e non sono felici!“.

La dizione del giovane è atonale o monotono, la recitazione ritmica fino allo scherno, priva di senso rispetto al significato delle parole. Il pubblico esplode, applausi e fischi per il ragazzo che vuole comunicare un modo diverso di fare teatro. O lo si odia, o lo si ama. Carmelo Bene non cerca la via di mezzo e già da giovane artista non vuole compiacere, ma al massimo piacere, cosa che caratterizzerà la sua arte: “Me ne frego” citando il titolo di una canzonetta uscita da un mainstream di qualche giorno fa.

Carmelo Bene
Carmelo Bene: immagine giovanile

Da l’Ulisse di Joyce a Majakovskij

Dopo le prime esibizioni romane, Carmelo Bene rientra a Campi Salentina per sposare Giuliana Rossi, di sei anni più anziana di lui, attrice fiorentina. È il 1960, lui ha 23 anni, e dalla loro unione nasce Alessandro, cresciuto dai nonni materni, che muore di tumore nel ’65. In questo periodo, il giovane attore irrequieto e colpito da questo lutto legge analiticamente l’Ulisse di Joyce che lo influenza anche nel modo di fare teatro.

Composto nel 1960, lo spettacolo-concerto Majakovskij ha poi come attore unico recitante proprio Carmelo Bene, insieme al musicista Sylvano Bussotti, è il suo primo spettacolo come attore e regista. Il successo è tale da registrare un disco nello stesso teatro di Bologna. Lo spettacolo ha avuto complessivamente cinque repliche, dal 1960 al 1980.

Carmelo Bene e l’esperimento di Teatro Laboratorio a Roma

Protagonista delle Neo-avanguardie, Carmelo Bene nel ’61 fonda e dirige il Teatro Laboratorio a Roma, in Trastevere, con gli attori Manlio Nevrasti (in arte Nistri), Luigi Mezzanotte e Alfiero Vincenti. Questo locale in Trastevere viene poi chiuso a causa del fattaccio del “piscio” sulla platea e sull’ambasciatore argentino. Al Teatro Laboratorio si allestiscono spettacoli-cabaret con titoli significativi come Addio porco, una presa in giro, improvvisata e senza copione, che serve a raggranellare denaro, attirando gente snob e ricca a caccia di emozioni forti.

Lo spettacolo Cristo ’63 (registrato, filmato da Alberto Grifi ma che viene censurato) scatena addirittura problemi con la polizia. È uno spettacolo improvvisato, un happening provocatorio tra il derisorio e il blasfemo. L’opera provoca enormi polemiche.

Carmelo Bene
Carmelo Bene: Cristo ’63

È infatti una rappresentazione non convenzionale della Crocefissione. Gli attori sono accusati d’essere ubriachi, in particolare l’argentino Alberto Greco che impersona l’apostolo Giovanni, che orina dal palco verso il pubblico, sporcando come già accennato, il connazionale ambasciatore argentino in Italia, che assiste allo spettacolo in compagnia della moglie e dell’addetto culturale. Nel frattempo Greco si fa passare le torte che costituiscono il dessert e le spappola in faccia al diplomatico e signora. Carmelo Bene nei panni del Cristo, onde evitare il peggio toglie la luce. Tuttavia, i fotografi presenti con i loro flash illuminano la scena. La polizia interviene. Bene viene così condannato in contumacia, poi assolto per essere “estraneo ai fatti”, ma il locale viene definitivamente chiuso.

Teatro Carmelo Bene e Nostra signora dei Turchi

Dopo questa esperienza avanguardista, Carmelo Bene allestisce un Teatro intitolato a suo nome sempre a Roma. In quei luoghi, Bene prova e replica i suoi primi spettacoli che poi saranno rappresentati in palcoscenici più importanti. In questo periodo, Bene scrive i romanzi Nostra Signora dei Turchi e Credito italiano, portati poi a teatro, sostenuti ed apprezzati da intellettuali e critici, fra i quali Flaiano e Arbasino. Al Teatro delle Muse viene portato in scena Il  Rosa e il Nero, rivisitazione di The Monk di Matthew Gregory Lewis. Nel ’67, Pier Paolo Pasolini lo invita poi a partecipare al suo film Edipo Re. Nello stesso anno Bene inizia anche la sua esperienza di regista cinematografico e vince il Leone d’Argento al Festival di Venezia proprio con la trasposizione cinematografica di Nostra Signora dei Turchi. Nel ’69, Bene partecipa come attore al film di Mario Schifano Umano non umano.

Nostra signora dei Turchi: Trailer

Il cinema e il teleteatro

Carmelo Bene si concede quindi una parentesi cinematografica che dura sino al ’73, in cui realizza una serie di lungometraggi (Capricci, ’69, Don Giovanni, 1970, Salomè, ’72, oltre a Nostra Signora dei Turchi, ’68. Un Amleto di meno del ’73 conclude questa parentesi). Nel 1970, Bene conosce Salvador Dalì ed Emilio Villa, significativi per la sua esperienza artistica. Partecipa anche come attore nei film Necropolis di Franco Brocani e Storie dell’anno mille di Franco Indovina.

Nel ’74 appare anche sotto forma di teleteatro con il nome Quattro modi diversi di morire in versi: Blok-Pasternak-Esenin-Majakovskij per la RAI, dove riesce ad assorbire la malinconia, l’amaro, la disillusione di questi poeti russi pre e post rivoluzionari e si esibisce in acrobazie vocali raggiungendo il pianto commovente di un patetismo vocale incredibile.

Il ritorno a teatro e il grande successo di un provocatore

Dopo la parentesi cinematografica, l’artista nel ’72-’73 ritorna al teatro con Nostra Signora dei Turchi ottenendo un vero trionfo. Sono 25 le repliche romane in sold out.

Negli anni ’70 Bene è spesso anche in Versilia dove incontra intellettuali e uomini di cultura come Eugenio Montale, Vittorio Bodini e lo scultore Henry Moore. Approfondisce sulla storia medicea, in particolare Lorenzino de’ Medici. Nel ’75 partecipa come attore al film di Glauber Rocha Claro. Nel ’76 è a teatro con Faust-Marlowe-Burlesque e Romeo e Giulietta di Shakespeare. Nel ’77 viene messo in onda il suo Riccardo III televisivo. Sempre nel ’77 propone S.A.D.E (Libertinaggio e decadenza del complesso bandistico della Gendarmeria salentina), che si ispira alle 120 giornate di Sodoma del Marchese de Sade. Alla prima del Teatro Manzoni di Milano, S.A.D.E. viene fatto sospendere dal Questore per oscenità, provvedimento motivato apparentemente dalla presenza di nudi femminili in palcoscenico. Nello stesso anno ottiene grande successo in Francia, portando a Parigi (Opèra Comique, Festival d’Automne) undici repliche di S.A.D.E. e sei di Romeo e Giulietta.

Carmelo Bene
Carmelo Bene: S.A.D.E

Si esibisce anche al Teatro alla Scala di Milano con Manfred in forma di concerto, con musiche di Robert Schumann. Nel ’81, con la Lectura Dantis, dalla Torre degli Asinelli di Bologna, Carmelo Bene porta la lettura della Divina Commedia davanti a centomila persone, in occasione del primo anniversario della Strage della Stazione.

Alle messe in scena di testi drammatici o letterari, rielaborati e ideati o comunque sempre riscritti, l’artista produce sempre più frequenti concerti d’attore, che poi si chiameranno d’autore, tratti da testi lirici dei più grandi e noti poeti.

Carmelo Bene: un genio incompreso?

Per comprendere la vita e le opere di Carmelo Bene sono utili i suoi scritti, e in particolare le sue due autobiografie: Sono apparso alla Madonna. Vie d’(h)eros(es) dell’83; Vita di Carmelo Bene, ’98 (in collaborazione con G.Dotto). Da queste e dall’insieme di documentazioni e memorie della sua arte, risulta come Bene abbia voluto praticamente realizzare una fusione fra arte e vita.

Carmelo Bene

La personalità di Carmelo Bene, regista, autore di opere teatrali e cinematografiche, radiofoniche, televisive, scrittore, saggista e poeta, quindi eclettico e attivissimo, si dice ricordi quella di Antonin Artaud. Artaud,(1896-1948) attore, saggista e regista teatrale francese, nel suo libro Il teatro e il suo doppio e nei manifesti Teatro delle crudeltà, specifica che per crudeltà intende pura catarsi. Disturbare quindi la sensibilità dello spettatore provocandogli disagio interiore e l’agitazione per la rappresentazione proposta. Nel corso della sua lunga carriera Carmelo Bene non rinuncia mai alla provocazione. Rifiuta riconoscimenti al suo talento, tuttavia si definisce un genio: “Il talento fa quello che vuole, il genio fa quello che può. Del genio ho sempre avuto la mancanza di talento“.

Il ricordo di Salvatore Vendittelli

Salvatore Vendittelli (1927), pittore, scultore e scenografo, è stato testimone dell’attività teatrale del giovane Bene. Al Ridotto dell’Eliseo, una giovane Compagnia stava effettuando prove per lo spettacolo. Vendittelli ricorda l’enfasi della recitazione di Bene somigliante a quella dell’imbonitore da circo. Fra i componenti del Gruppo recitava anche la moglie di Bene, Giuliana, donna moderna, ideologicamente lontana dalle idee del marito. Ai tempi afferma Venditelli: “Carmelo Bene non sapeva come si sarebbe evoluto il suo teatro, come sfruttare le sue straordinarie doti naturali. Bene si scoprì direttore d’orchestra, dirigendo un insieme di giovani che giocavano a fare un teatro completamente inventato, che puntava sulle novità e sullo scandalo, esplosivo nei riguardi di chi non comprendeva: una violenta recitazione spinta all’eccesso“.

L’importanza dell’olfatto

In quasi tutti i lavori teatrali, il pubblico viene colpito anche attraverso l’olfatto: l’incenso e zolfo in Il rosa e il nero; l’odore dolciastro di confettura in Manon e in Faust o Margherita; l’odore di bruciato e di vodka in Spettacolo Majakovskij; l’odore dei sughi e degli aromi violenti della cucina del sud in Nostra Signora dei Turchi.

Carmelo Bene: Nostra Signora dei Turchi

Secondo gli estimatori di Bene e per l’artista: “La platea intossicata pretende che gli attori prendano posizione secondo il titolo del lavoro, ovvero scegliere tra l’uomo pensante e l’animale, tra teatro e spettacolo. Sono invece loro che debbono prendere coscienza, attraverso una colonna sonora pazzesca, resa a tutto volume. Nella colonna sonora ci sono tutti i suoni già noti  agli spettatori, già uditi in spettacoli seguiti universalmente, le esclamazioni dei giornalisti sportivi,  i rumori quotidiani, come il pianto di un neonato, la sirena dell’ambulanza e della polizia, i discorsi dei politici, le voci dei personaggi dei fumetti, gli slogan pubblicitari, gli inni ecclesiastici, i gorgheggi di soprano, il tutto rimaneggiato con pezzi d’opera assordanti. Questo non è provocazione, è teatro“.

La maturità

Colpito da diversi malanni, e dagli abusi, Carmelo Bene prosegue con il teatro. Nel’83, porta il suo Macbeth al Teatro Lirico di Milano, l’Egmont in piazza Campidoglio a Roma; nel’84 l’Adelchi al Teatro Lirico di Milano; nel ’85, la seconda edizione di Otello, nel’86, Lorenzaccio. Nel’87, recita i Canti di Leopardi a Recanati e presenta Hommelette for Hamlet al Teatro Piccinini di Bari.

Carmelo Bene
Carmelo Bene: Hommelette for Hamlet

Nel’88 viene nominato Direttore Artistico della Sezione Teatro della Biennale di Venezia. Nel’89, la seconda edizione (la prima nel ’74) de La Cena delle Beffe, rivisitazione dell’omonima opera di Sem Benelli, si innamora dell’attrice Raffaella Baracchi che Bene sposa nel ’92. Dopo pochi mesi di matrimonio, i quotidiani riportano la notizia delle percosse inflitte da Bene alla moglie, incinta di sei mesi; fortunatamente senza gravi conseguenze né per la moglie né per il feto. Nascerà la figlia Salomé. Nel ’94 è a teatro con la quarta opera rigorosamente Pervertita in Laforgue di Hamlet suite al 46° Festival shakespeariano, al teatro Romano di Verona.

Carmelo Bene. Poeta dell’impossibile fino alla fine

Nel 2000 con la pubblicazione del poema I mal de’ fiori viene acclamato Poeta dell’impossibile dalla Fondazione Schlesinger, istituita da Eugenio Montale, la cui presidenza onoraria era tenuta allora da Rita Levi-Montalcini. Nello stesso anno affida, tramite pubblico testamento, i diritti delle sue opere alla Fondazione l’Immemoriale di Carmelo Bene.

Il 16 marzo del 2002 l’artista muore a Roma. Durante la veglia funebre, si viene a creare quasi una violenta rissa tra Luisa Viglietti (compagna di Bene nei suoi ultimi nove anni) con la Baracchi, presentatasi con la figlia Salomé e insieme al suo legale.

Maria Luisa Bene, sorella dell’artista, denuncia che il fratello, nominato Chevalier des lettres et des arts dal Governo Mitterand, non sia morto per cause naturali. Giancarlo Dotto, giornalista, scrittore, vicino a Carmelo nei mesi della malattia, sostiene il contrario. La denuncia viene archiviata. Ci lascia a 65 anni, un personaggio unico nel suo genere, sinonimo di curiosità, cultura, grande passione, carisma, trasgressione e innovazione.

Di Lucilla Continenza e Judith Maffeis Sala

www.ildogville.it

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