UN BORGHESE PICCOLO PICCOLO. Dapporto ribelle allo Stato inefficiente

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UN BORGHESE PICCOLO PICCOLO, con Massimo Dapporto, ha fatto tappa, nei giorni scorsi, al Teatro Manzoni di Monza, nella ricca stagione la Grande Prosa. Dapporto si è messo alla prova con un difficile e complesso classico del cinema firmato da Mario Monicelli e interpretato da un drammatico e commovente Alberto Sordi, nel 1977. È un cult della cinematografia, ma anche della letteratura. Sia il film che lo spettacolo sono infatti tratti da un classico di Vincenzo Cerami, Oscar per La vita è bella. La trasposizione teatrale e la regia sono firmate dal giovane Fabrizio Coniglio (produzione Pietro Mezzasoma). Sul Palco con Dapporto recitano Susanna Marcomeni, Roberto D’Alessandro, Matteo Francomano e Federico Rubino.  Le musiche originali sono di Nicola Piovani, i costumi di Sandra Cardini, mentre le scene di Gaspare De Pascali.

Un borghese piccolo piccolo
Un borghese piccolo piccolo

Un borghese piccolo piccolo: sinossi

Un borgese piccolo piccolo arriva a teatro per la prima volta, dopo essere stato prima un cult della letteratura italiana e poi famosissimo film, grazie all’ intuito del giovane regista Coniglio che sceglie come protagonista un attore del calibro di Dapporto. Scelta azzeccata per il personaggio. Dapporto dall’apparenza equilibrata e tranquilla diventa poi vendicatore di chi gli toglie il bene più prezioso la sua famiglia. Prima il suo adorato e imbranato figlio Mario, interpretato da un convincente (goffo e timido) Francomano, viene ucciso da una pallottola vagante, poi la moglie si ammala e muore di dolore.

Un borghese piccolo piccolo
Un borghese piccolo piccolo

L’italietta delle raccomandazioni

È la storia di Giovanni Vivaldi, Dapporto appunto, un uomo che ha un solido impiego a tempo indeterminato al Ministero e che ambisce a sistemare lì pure il figlio. Siamo nell’italietta post boom economico, e dove i moti terroristici si stanno affacciando e la raccomandazione è la norma. L’ostacolo per l’assunzione è un concorso pubblico affollatissimo e il figlio ha bisogno di una “spintarella”. Giovanni è quindi disposto a tutto, persino ad aderire alla massoneria per ottenere il superamento del concorso

Protagonista è di fatto l’Italia familista e clientelare, (Banfield ha sempre ragione). Cosa più che mai attuale visto che il lavoro è talmente precario che il vero ricco è chi ha un posto fisso, anche se con l’introduzione delle nuove leggi è diventato precario pure quello (sempre meglio che cambiare lavoro in continuazione).

Un borghese piccolo piccolo
Un borghese piccolo piccolo

Purtroppo la vita è spesso fatta di imprevisti, e Mario proprio la mattina del concorso (accompagnato dal padre) viene ucciso dalla pallottola vagante di un rapinatore (Rubino). La morte di Mario è ovviamente una vera tragedia per Giovanni e per la moglie (Marcomeni) che cade in un profondo shock che le causerà un ictus, e poi la morte. La vita sa essere più fantasiosa della fantasia. Il caso e il caos distruggono un’intera famiglia. Giovanni da timido borghese piccolo, piccolo riconoscerà l’assassino e deciderà di farsi giustizia da solo: la giustizia italiana non funziona!

La solitudine in uno Stato che non c’è.

Un borghese piccolo piccolo di Coniglio è ben costruito e ordinato, per dare spazio alla recitazione di cavalli di razza come Dapporto e Marcomeni. La scena è asciutta, divisa in parti: una cucina con un frigorifero giallo, una sedia, un mobiletto dove si trova un telefono e una scrivania (simulazione di un ufficio), e la zona dove viene recluso il rapinatore. Gli attori si muovono in questi ambienti a seconda degli eventi. È una rivisitazione teatrale che coinvolge, soprattutto per chi già conosce la storia, difficile da ridurre in teatro in due ore di spettacoloI toni utilizzati da Dapporto non sono mai enfatici, ma molto naturali, come se dalla mitezza di carattere alla rabbia, il passo non fosse così lungo, anzi l’esatto contrario

Un borghese piccolo piccolo

Un borghese piccolo piccolo è una denuncia verso una società che ci lascia come pesci nel mare, allo stato di natura. Lo Stato non tutela, non aiuta, l’essere cittadino rispettabile non serve, la giustizia è beffa al danno. Dalla raccomandazione, scendendo a un compromesso, al rapinatore che spara proiettili vaganti, campeggia un’ineluttabile solitudine e la fatica di essere sempre sulla difensiva. La solitudine di Giovanni è la solitudine di tutti, che non trova appagamento nella vendetta. Si resta soli al mondo e neanche più borghesi piccoli, piccoli.

Di Lucilla Continenza

www.ildogville.it

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