UN NEMICO DEL POPOLO. I limiti della democrazia, al Piccolo di Milano

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UN NEMICO DEL POPOLO, premio Ubu 2019 (miglior spettacolo, miglior attrice protagonista) approda finalmente al Piccolo Teatro Strehler di Milano. L’acuta riflessione di Ibsen nella chiara e riuscita rivisitazione di Massimo Popolizio sarà nel tempio della prosa italiana fino al 16 febbraio. È uno spettacolo da non perdere e che affronta tematiche molto attuali, anzi attualissime come la corruzione, l’etica verso lo sfruttamento dell’ambiente, il ruolo dei media e soprattutto il consenso popolare, la cosiddetta maggioranza che per Ibsen/ Popololizio è il vero nemico del popolo.

Un nemico del popolo
Un nemico del popolo

La rappresentazione che vede l’intenso Popolizio nella parte dell’incorruttibile, giusto e puro dottor Thomas Stockmann, si avvale della recitazione di un ottimo cast di attori. Ricordiamo: Maria Paiato (Ubu miglior attrice protagonista) nell’insolito ruolo maschile del sindaco e fratello di Thomas (Peter Stcokmann). Sul palco recitano anche: Tommaso Cardarelli (Billing), Francesca Ciocchetti (la signora Kathrine Stockmann), Martin Chishimba (Un ubriaco), Maria Lalla Fernandez (Petra Stockmann), Paolo Musio (Hovastad, direttore de La Voce del Popolo), Michele Nani (Aslacksen, editore), Francesco Bolo Rossini (Morten Kii). Si aggiungono poi Flavio Francucci, Cosimo Frascella, Duilio Paciello, Francesco Santagada, Gabriele Zecchiaroli. Si tratta di una produzione Teatro di Roma-Teatro Nazionale.

Un nemico del popolo
Un nemico del popolo

Un nemico del popolo: lucida e appassionata analisi della fallibilità della democrazia

Ibsen scrisse questa acuta e complessa drammaturgia nel 1882, ambientandola in Norvegia. Popolizio ripropone il testo in una contea americana, negli anni ’20, dove la presenza di uno stabilimento termale è ciò che produce soldi e indotto, ma è al contempo un rischio ambientale e per la salute dei cittadini e dei turisti. Le acque delle terme sono infatti inquinate dalla presenza di un’importante conceria. Stockmann, direttore delle terme e medico, vorrebbe far chiudere lo stabilimento per risolvere il problema attraverso la costruzione di raffinati impianti di depurazione.

Suo fratello il sindaco è però contrario. Sarebbe questa una spesa troppo gravosa per l’amministrazione comunale e per la città che vive grazie all’indotto creato dalle terme e ai posti di lavoro della conceria. A questo si aggiungerebbe la richiesta del denaro necessario direttamente ai cittadini. Insomma si verrebbe a creare un circolo vizioso che costerebbe troppo alla comunità. Ai cittadini non piace che si aumentino le tasse, anche se necessario! Meglio insabbiare e far finta che sia tutto a norma, ordina il sindaco.

Un nemico del popolo
Un nemico del popolo

Popolizio: il nemico del popolo è la maggioranza

Potente è l’interpretazione di Popolizio, nel ruolo del giusto e incorruttibile dottor Stockmann, che a causa della sua irreprensibilità e professionalità (comunque da difendere) non vuole accettare i compromessi che gli propone il fratello. Alla narrazione si aggiunge il ruolo strategico del giornale locale, ovviamente indipendente, e espressione del IV potere, da buona tradizione americana. Un giornale indipendente denuncia sempre la verità e investiga sulle brutture del potere, o almeno dovrebbe.

Un nemico del popolo
Un nemico del popolo

Il limite sta che il giornalismo incorruttibile, se vuole “campare”, è pura fantasia. L’editore della Voce del popolo è un ricco e bolso proprietario di case della contea e membro della comunità dei cittadini più facoltosi. Da una prima analisi lo scoop farebbe vendere tante copie al giornale, ma poi comporterebbe una grave danno nel lungo periodo e soprattutto al suo editore. In un paese democratico, come l’America, la decisione viene quindi lasciata al popolo. In un’assemblea pubblica, il dottor Stockmann si ritrova a dover portare avanti le sue teorie da solo. Teorie che vengono confutate sia dal sindaco (bravo oratore) che dalla stampa solo in apparenza “indipendente”.

Un nemico del popolo

Il popolo nella rappresentazione diventa bue, come purtroppo spesso accade, fiducioso e ignaro di quello che nasconde il discorso demagogico e la decisione viene presa. Gesù o Barabba? La storia si ripete in un eterno ritorno.

Meritato Ubu e coraggioso Popolizio

Lo spettacolo di Popolizio si aggiudica infatti due prestigiosi Ubu, il premio più importante del teatro, perché non vuole stupire o andare contro tutto e tutti. Presentando questo acuto testo di Ibsen, l’artista evidenzia dinamiche assolutamente realistiche dove non ci sono buoni o cattivi, e morali. Il testo mette piuttosto in “forma teatrale” quelli che sono i limiti della democrazia intesa come Agorà, come piazza, che è poi la forma di democrazia che va a votare con la pancia, affidandosi agli slogan e alla demagogia. Certo questa è un’ analisi complessa, ma parziale, anche perché in tempi di società liquida, la pancia quando ha fame richiede di essere sfamata e qualcuno lo deve pur fare. Il popolo bue a quel punto si ribella, ma questa è una fase successiva e comunque prevedibile (la storia insegna).

La bellezza del lavoro di Popolizio, sta nel semplificare e rendere comprensibile, una serie di concatenazioni che si muovono da sole, in nome del profitto, ingestibile, entità a sè, qui rappresentato dalle nocive terme e dalla conceria. Il dottor Stockmann se la prende con la maggioranza che non analizza, che crede agli slogan. Urla il protagonista: Il vero nemico del popolo è la maggioranza!”. L’errore che sta a monte è stato però quello di aver scelto la via più veloce, quella del facile profitto, senza lungimiranza. Cosa che ha molto a che fare con l’odierna condizione climatica globale, o con la stessa crisi causata dalle banche che ha messo l’economia mondiale in ginocchio.

Un nemico del popolo

Rappresentazione al servizio del messaggio

Nello spettacolo tutto è comunque al servizio dell’analisi per renderla comprensibile al pubblico in sala. Cosa ammirevole e degna di nota. La scenografia di Marco Rossi è infatti semplice e distrae il meno possibile, anche nei cambi scena delle diverse ambientazioni. I costumi di Gianluca Sbicca (camicia bianca e abiti neri e bombetta) ricordano personaggi usciti dall’Antologia di Spoon River, le luci di Maurizio Capitini, rendono poi la scena sempre ben illuminata e visibile. I video di Lorenzo Bruno e Igor Renzetti mostrano un paesaggio in bianco e nero industrializzato e sempre meno attento all’ambiente.

Spettacolo quindi riuscito sotto tutti i punti di vista. Godibile nonostante l’importanza del messaggio e da vedere per capire (grazie alla magia del teatro) meccanismi che spesso sono comprensibili solo agli analisti e agli addetti ai lavori.

Di Lucilla Continenza

La versione di Popolizio: https://www.piccoloteatro.tv//

https://www.piccoloteatro.org/it/

www.ildogville.it

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