LA LOCANDIERA. Amanda Sandrelli è la volitiva Mirandolina, al Manzoni di Monza

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LA LOCANDIERA di Goldoni (prima rappresentazione 1752) è uno spettacolo che affascina sempre, riproposto a teatro in numerosissime e anche creative rivisitazioni. Mirandolina, donna volitiva, autonoma e un po’ calcolatrice può apparire atipica per il periodo in cui l’opera è stata scritta, ed è questa la sua forza.

Al teatro Manzoni di Monza, all’interno della Grande Prosa, stagione ricca di spettacoli con grandi nomi del teatro italiano, ha fatto tappa dal 10 al 12 gennaio, la rivisitazione di Francesco Niccolini del capolavoro di Goldoni. Il drammaturgo veneto può piacere o non piacere, ma è ancora rappresentato, nonostante la veneranda età. Sul palco nel ruolo dell’energica e volitiva Mirandolina c’è Amanda Sandrelli, a cui va riconosciuta la rara capacità di essere sempre molto naturale e spontanea in scena. La locandiera si avvale della regia di Paolo Valerio e dello stesso Niccolini. Con Sandrelli, recitano Alex Cendron, Massimo Salvianti, Lucia Socci, Giuliana Colzi, Andrea Costagli, Dimitri Frosali.

La locandiera
La locandiera: una scena

La locandiera: il fascino di una donna indipendente, volitiva, ma sola

Afferma Goldoni a proposito della sua famosa commedia: «Fra tutte le Commedie da me sinora composte, starei per dire esser questa la più morale, la più utile, la più istruttiva. Sembrerà ciò essere un paradosso a chi vorrà fermarsi a considerare il carattere della Locandiera, e dirà anzi non aver io dipinto altrove una donna più lusinghiera, più pericolosa di questa.». Chi conosce l’opera vedrà in questa drammaturgia molta lungimiranza. Mirandolina assomiglia a molte donne di oggi, anche se forse meno ciniche e calcolatrici del personaggio goldoniano.

Sinossi

La locandiera è la storia di una donna toscana, che rimasta orfana, eredita e gestisce, con l’aiuto del fidato servitore Fabrizio, una locanda. La vita è stata dura con Mirandolina, che impara l’arte del calcolo, della lusinga e soprattutto della difesa in un mondo pieno di lupi affamati  (letteralmente affamati).

La locandiera: una scena

Tutti si innamorano della sua avvenenza e della sua forte personalità e lei, popolana di locanda, riesce a portare a suo vantaggio questo punto di forza. Difende la sua indipendenza e soprattutto se stessa. La commedia cinica, ma dal finale romantico è ambientata a Firenze ed è incentrata sulla capacità della donna di gestire le relazioni con i suoi clienti, ma anche insistenti pretendenti. Mirandolina diventa talmente competitiva da voler far innamorare un cavaliere dichiaratamente misogino. È una sfida a cui la donna non vuole proprio rinunciare.

La locandiera
La locandiera: una scena

La locandiera viene anche corteggiata da un marchese squattrinato, da un riccone volgarotto proprietario di una contea. Non mancano le donne nella locanda, due cattive attrici di rivista che fanno di tutto per attirare l’attenzione e lusingare gli altri ospiti.

Spettacolo pulito e efficace

La drammaturgia proposta da Niccolini è molto pulita e efficace. Si fa forte di tre elementi essenziali: la scena molto semplice ( la parete statica e rosa con tavolini e sedie che riprendono l’ambientazione di una antica locanda), i costumi che ricordano quelli dell’epoca, (Mirandolina è vestita di bianco) e soprattutto la naturalezza della recitazione di Amanda Sandrelli. Sandrelli/Mirandolina cattura il pubblico, che applaude a fine spettacolo soddisfatto, sulle note di una canzone di un’altra ribelle Amy Winehouse. 

La Locandiera: una scena

La drammaturgia resta classica, mai snaturata da orpelli che potrebbero appesantire la recitazione e la narrazione.  È una versione della Locandiera fedele a quella di Goldoni. Mirandolina è per Goldoni una donna moderna, di cui avere timore, per astuzia e audacia, con difetti, ma anche pregi e in fondo amata dal maestro veneto. Il finale spiazzante ci fa capire che poi la scelta, scaltra o giusta, (dipende dai punti di vista), cade intelligentemente su chi dimostra di voler bene veramente con sana gelosia e sostegno, cosa che poi fa traballare lo stesso cuore della protagonista.

Le luci dello spettacolo sono curate da Marco Messeri, le musiche da Antonio Di Pofi.

Di Lucilla Continenza

I prossimi spettacoli: www.teatromanzonimonza.it

www.ildogville.it

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