CINEMA AMERICANO (USA). Il Muto: da Chicago a Hollywood

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Il CINEMA AMERICANO (muto, il sonoro è del 1927), nasce e si sviluppa sulla costa orientale del paese. Fino al 1910 i principali centri di produzione sono infatti Chicago e soprattutto il New Jersey dove i prezzi immobiliari sono più bassi che a New York.

Quest’epoca pionieristica è caratterizzata, per motivi tecnici, da una produzione poco diversa da quella europea. Si tratta di brevi documentari, pellicole a tema storico (soprattutto di ambiente biblico), e delle tipiche ricostruzioni in studio di eventi di attualità. Resta celebre la “ricostruzione” della battaglia navale di Santiago di Cuba (1898) che J. S. Blackton e A. E. Smith girano nello stesso anno con modellini di navi da guerra in una vasca da bagno. Ottengono notevoli effetti di realismo grazie ad un abile uso della luce. Si tratta del primo esempio di “effetti speciali” della cinematografia statunitense.

Cinema americano
Selig studio a Chicago

The great train robbery

La prima opera dove si riconosce lo svolgersi di un chiaro discorso narrativo, coerente e strutturato, è il muto The great train robbery (L’assalto al treno, 1903) di Edwin S. Porter. Porter lavora per la potente Motion Picture Patents Company di Thomas Edison, che detienie un vero e proprio monopolio tecnico grazie ai brevetti del grande inventore, e abile regista. Edison è infatti in grado di utilizzare novità come il primissimo piano, la dissolvenza e i trucchi per un film vivace e coinvolgente, con un ottimo ritmo narrativo e personaggi ben costruiti. Edison crea così le basi ad un genere di enorme successo, il Western, e in generale, a quel cinema d’avventura (e di azione violenta) tanto caro agli americani.

Cinema americano

Cinema americano: il monopolio di Edison

La media delle pellicole, in generale, si mantiene però a livelli artistici molto inferiori. Una delle cause principali è la fortissima competizione tra i produttori, e sopratttutto tra i produttori indipendenti e la poderosa organizzazione industriale di Edison. L’inventore/ imprenditore era stato infatti tra i pionieri del cinema negli Stati Uniti (il suo kinetoscope è del 1892) e si era affrettato a proteggere con brevetto ogni innovazione tecnica da lui introdotta. I concorrenti sono quindi spesso costretti a girare in condizioni di estrema ristrettezza. Non investono grossi capitali perchè da un momento all’altro possono vedersi bloccare le riprese o sequestrate le pellicole su ingiunzione dei tribunali.

Cinema americano
Thomas Edison

La grande censura

Il 1909 vede inoltre l’inizio di una violenta campagna di censura contro il cinema come “fonte di immoralità” da parte degli ambienti conservatori dell’Est (soprattutto a Chicago), appoggiati dalla stampa e dalle organizzazioni religiose. La censura costituisce fin dagli inizi un grosso problema per la cinematografia americana, in quanto nel 1915 la Corte Suprema stabilisce che in quanto “mero prodotto commerciale” il cinema non può godere delle libertà di espressione garantite dal Primo Emendamento. Le azioni censorie possono essere intraprese tanto a livello locale che di Stato o Federale, (decisione poi invalidata nel 1952). La pressione è tale da spingere le associazion dei produttori a imporsi una serie di regole di autocensura.

Cinema americano dall’East Coast alla California di Hollywood

Le censure sfoceranno successivamente nel cosiddetto Codice Hays, in vigore dal 1934 al 1967 e che avrà un enorme peso negativo sulla qualità artistica della produzione statunitense. Molti produttori, negli anni tra il 1909 e il 1912, abbandonano quindi la costa orientale per spostarsi in California. In California molte delle restrizioni legali sui brevetti non hanno infatti valore e il clima e i bassissimi prezzi immobiliari permettono la realizzazione di vasti teatri di posa e di perfette riprese in esterni. Entro il 1912 tutte le grandi case produttrici dell’epoca si stabiliscono infatti ad Hollywood, che già nel 1922 diventa la quinta potenza industriale del Paese. Ricordiamo: Biograph, Path e Keystone e quelle destinate a primeggiare in futuro: Metro, Selznick, Paramount, Warner, RKO, Columbia.

Cinema americano
Hollywood: un set

Il Cinema americano come propaganda

Il Cinema americano diventa subito un importante veicolo di propaganda, interno ed esterno, dell’american way of life. Approfittando infatti della propria capacità produttiva (nel 1912 il 70% dei film importati nel Regno Unito e nel Commonwealth sono americani) e della crisi del cinema europeo che segue immediatamente la Grande Guerra, Hollywood sommerge la nazione e il mondo con le proprie produzioni. Mary Pickford e Lillian Gish incarnano l’ideale di bellezza e femminilità della società americana. È una donna volitiva e indipendente ma in fondo sempre bisognosa di un “cavaliere” che la salvi e poi la sposi. Il principe azzurro ideale è interpretato da Douglas Fairbanks o William Hart, eroici e avventurosi, e dal “giovane di buona famiglia” Charles Ray.

Mary Pickford

L’epopea Western

Nel Cinema americano, l’epopea Western esalta i valori (e i pregiudizi) del pioniere americano e dell’eroico cowboy con Tom Mix e lo stesso Hart. Dalla storia degli Stati Uniti sono ispirati i maestri dell’epoca come David Ward Griffith, Thomas Harper Ince e Cecil B. DeMille.

Griffith gira The birth of a nation (La nascita di una nazione, 1915, un episodio della Guerra di Secessione) e Intolerance (1916, grande affresco storico sull’intolleranza religiosa). Questi film muti rimangono esemplari per la capacità di gestire e combinare con perfetto equilibrio i movimenti di grandi masse e i momenti più intimi dei protagonisti.

Griffith studia e perfeziona le tecniche del cinema italiano e, grazie ad un utilizzo innovativo della fotografia (sorprendenti angoli visuali, armonizzazione del movimento e dell’illuminazione, uso del campo) riesce a rendere coinvolgenti e addirittura liriche entrambe queste opere. Ci riesce a dispetto dell’intento propagandistico (reazionario e razzista) del primo e della pesantezza scenografica del secondo, e di una stereotipizzazione generale del carattere dei suoi personaggi.

Il Cinema americano impegnato

Ince, produttore, sceneggiatore e regista, nelle sue opere migliori, dimostra invece una assoluta maturità e competenza nel creare caratteri emotivamente e psicologicamente ricchi e complessi. Li inseririsce in narrazioni ampie e fluenti. Traggono poesia anche dalla grande capacità dell’autore nel trattare il paesaggio e la natura circostante con sensibilità pittorica. Da ricordare Blue blazes Rawden ( L’uomo dagli occhi chiari, 1917), A sister of six (Sorella di sei, 1916), Those who pay (Quelle che pagano , 1917).

Cecile DeMille rappresenta forse la più tipica figura del cinema americano d’anteguerra. Nel corso della sua lunga carriera si dedica all’avventura western, al kolossal storico (ricordiamo il più tardo e celeberrimo The ten commandments (I dieci comandamenti, 1923), alla commedia leggera, al dramma, insomma a tutti i generi di successo, cui spesso l’unico metro di giudizio è fare soldi.

I dieci comandameti: una scena

Cinema americano: dalla maschera all’attore

Nel 1915 DeMille con The cheat ( Prevaricatori) realizza un film dove per la prima volta la recitazione abbandona i toni istrionici, enfatici e gesticolanti tipici del film muto. Lo stile diventa più contenuto ed emotivamente evocativo. La profondità psicologica del personaggio emerge oltre la maschera dell’attore. L’abilità di seguire e valorizzare con un’opportuna tecnica di ripresa questa scelta degli attori fa di quest’opera un capolavoro di grande successo, al di là della banalità della trama. Si tratta infatti di un classico dramma strappalacrime.

Infine è interessante notare come il migliore e più ricco discorso critico nei riguardi della società americana ha invece origine nell’ambiente delle comiche. Il cinema è infatti ancora un’arma di propaganda. Ricordiamo soprattutto gli attori della Keystone di Mack Sennet. Qui si evolvono Charlie Chaplin, Harold Lloyd e Buster Keaton, la cui comicità abbandonerà le futili gag della torta in faccia.

Buster Keaton

Verrà rappresentato, attraverso le loro maschere tragiche e surreali di poeti dentro una realtà minacciosa, tutta la banale malvagità del moderno capitalismo. Capitalismo che fa della merce una misura di tutte le cose, a partire dalla forza lavoro.

Di Marco Albè

www.ildogville.it

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