AMAMI O SPOSERÒ UN MILLEPIEDI. L’ironia e la tenerezza tra Cechov e Knipper

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AMAMI O SPOSERÒ UN MILLEPIEDI. La lettura (interpretata) di alcuni passi della corrispondenza tra Cechov e la moglie Olga Knipper è andata in scena al Elfo Puccini di Milano, fino al 22 dicembre, con Ferdinando Bruni e Ida Marinelli. Ed è stato come rientrare nell’atmosfera del periodo in cui visse il maestro russo, con religioso rispetto, in punta di piedi; ma anche (al contempo) in modo dirompente visto che il reading ha avuto luogo in sala Bausch. La sala permette al pubblico di sentirsi parte delle rappresentazioni.

Amami o sposerò un millepiedi
Amami o sposerò un millepiedi: Ida Marinelli e Ferdinando Bruni

Cechov e Knipper. La quotidianità di un amore attraverso la corrispondenza

In Amami o sposerò un millepiedi, la scena già allestita per gli spettatori, ricorda, realisticamente, una stanza in cui potevano aver vissuto Cechov e Knipper. Sullo sfondo a sinistra. in alto, si ammira la proiezione di una foto, ovale (come usava ai tempi) del maestro e della sua amata. Silenziosi entrano i due interpreti (due colonne del teatro italiano), che incantano con la voce (il tono e il timbro) evocando il registro del carteggio originale dei due compagni di vita.

Il rapporto tra Cechov e Knipper

Cechov e Knipper si amano dal 1898. Si incontrano durante le prove del Gabbiano. Knipper è stata scelta per interpretare Arkadina e si innamora del drammaturgo del testo. Lei è una grande attrice, nella Russia del Zar, e Cechov, di umilissime origini è diventato un affermato giornalista, scrittore e drammaturgo, ma è ammalato di tubercolosi. Knipper rimane folgorata dal fascino del maestro, ma il loro rapporto che durerà negli anni, fino alla morte di Cechov (1904) sarà purtroppo caratterizzato dalla distanza. Knipper si divide infatti tra i tanti e diversi impegni per il Teatro dell’arte di Mosca, lavorando spesso con Stanislavkij, e il marito. Cechov a causa della tubercolosi è costretto a risiedere a Jalta dove il clima è più mite, e dove produce diversi dei suoi tanti capolavori.

Amami o sposerò un millepiedi
Cechov e Knipper

Sono 400 le lettere che i due compagni di vita si scrivono, durante i periodi di lontananza; tantissime, un confronto continuo di quotidianità, di discorsi sul teatro, di malinconia, di mancanza, di stima. Scrivi e ama ogni tua parola, ogni pensiero, ogni creatura che coltivi e sappi che tutto questo è indispensabile all’umanità“: scrive l’attrice al marito grande maestro. Il carteggio per la donna continua anche dopo la morte dell’amato, come se per Knipper questa corrispondenza fosse il suo quotidiano, una necessità vitale.

Amami o sposerò un millepiedi. Il registro di Bruni e Marinelli

La rappresentazione e il registro sono insoliti rispetto a quello che ci si aspetterebbe dalle lettere di due innamorati, ma qui non si parla di innamoramento. Il carteggio scelto da Bruni e Marinelli parla piuttosto d’amore consolidato e solido, attraverso un tempo che viene sospeso dal grande numero delle lettere inviate.

Cechov e Knipper

Colpisce il tono utilizzato dagli attori. Quello di Cechov/Bruni è spesso ironico e protettivo, a volte malinconico, a tratti lamentoso. Quello di Knipper/Marinelli  è materno, tenero e molto franco nei confronti del marito, a cui confida tutto, chiede e dà consigli. L’attrice racconta le preoccupazioni delle iniziative di Stanislavskij  sulle opere del  drammaturgo. Mette in evidenza la funzionale conflittualità tra l’intenzione di chi scrive e di chi poi dirige lo spettacolo seguendo il suo sentire.

Amami o sposerò un millepiedi

Si tratta di una scelta azzeccata e molto realistica, nulla di melenso o tronfio, o pieno di pathos come poteva essere una lettera d’amore scritta da D’Annunzio tanto legato alla forma e meno alla sostanza. Tra Cechov e Knipper c’è condivisione, nonostante la lontananza. C’è il rapporto e non l’evocazione di un sentimento. C’è la sincerità di un’affinità elettiva che si esprime attraverso righe che rendono entrambi protagonisti delle loro vite e non semplici comparse. È un appuntamento necessario, il più importante.

Lo spettacolo è una produzione del Teatro dell’Elfo e nasce dall’idea e dalla ricerca di Bruni e Marinelli. Le luci soffuse e calde sono di Giacomo Marettelli Priorelli.

Di Lucilla Continenza

Per le prossime programmazioni dell’Elfo Puccini: www.teatroelfo.it

www.ildogville.it

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