MARIANGELA MELATO. La grande Voce impegnata della recitazione

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MARIANGELA MELATO, parliamo di una grande attrice, una bellezza non scontata, una voce profondissima, particolare, una gestualità talvolta misurata e altre volte prorompente, e quella “milanesità” di cui è sempre stata (forse inconsapevole) bandiera.

Diceva di sé: Mi considero un’attrice nel senso antico della parola, e un’attrice deve poter fare tutto, teatro, cinema, TV. E deve far piangere o ridere il pubblico, usando in modo diverso sempre i soliti ingredienti: la faccia, gli occhi, la bocca, il corpo. Senza troppi travestimenti“.

Medea: Mariangela Melato

Degli altri colleghi, l’artista commentava: “Gli attori che mi piacciono sono prima di tutto persone particolari. Non credo che si nasca attori, ma persone più sensibili più attente al mondo sì, che ci circonda“.

Mariangela Melato l’attrice completa per eccellenza

Probabilmente, non c’è stato un altro grande artista, donna o uomo, che sia riuscito ad impersonare ruoli tanto diversi tra loro come Melato. L’attrice evocava infatti la drammaticità della Tragedia Greca, a teatro, perfetta per un pubblico esigente e selezionato. Al cinema invece arrivava con le sue eroine direttamente alla pancia del grande pubblico.

La carriera dell’artista è costellata di grandi spettacoli teatrali, di film che hanno fatto la storia del cinema italiano e anche di popolari sceneggiati televisivi. Luchino Visconti così la definiva: Pare una ranocchietta, ma che coglioni che ha!Beppe Servillo affermava d’aver visto in lei: “Un raro modello di autonomia femminile”

Mariangela Melato: intervista

Non particolarmente amante della vita mondana, si è parlato spesso di Mariangela Melato per i suoi impegni lavorativi e per la sua relazione con Renzo Arbore, il grande amore della sua vita, che si è preso cura di lei, durante la malattia. Arbore parla di Melato come la più brava e completa. E quello era.

Il Piccolo Teatro Studio Melato e la scuola del teatro stabile di Genova

Il Piccolo Teatro Studio di Milano, dal 2013 è intitolato proprio a Mariangela Melato, con la denominazione Piccolo Teatro Studio Melato. Il Melato è uno spazio sperimentale e palestra per i giovani allievi della Scuola di Teatro del Piccolo, (il tempio della prosa in Italia). Con la sua parte circolare, è molto apprezzato dai registi di tutto il mondo. È un teatro che infatti ricorda l’attrice, per la speciale relazione che si stabilisce tra attori e pubblico. Sempre nel 2013 anche la scuola di recitazione dello Stabile di Genova viene intitolata proprio a Mariangela Melato, vista la ventennale collaborazione dell’attrice con il teatro ligure.

Mariangela Melato
PiccoloTeatro Studio Melato

Mariangela Melato. Da figlia di vigile urbano a esempio di recitazione a 360°

Mariangela Melato nasce a Milano il 19 settembre 1941 e muore a Roma l’11 gennaio 2013, a 71 anni, dopo una lunga malattia.

L’artista è figlia di Adolfo Melato (un vigile urbano) e di Lina Fabbrica un’abile sarta. Ha due fratelli: Ermanno (musicista) e Anna, anche lei attrice e cantante e sua grande amica e confidente.

La giovane Melato si iscrive all’Accademia di Brera; disegna manifesti e opera come vetrinista alla Rinascente di Milano. Abbandonata l’Accademia, preferisce frequentare i corsi di recitazione di Esperia Sperani. Nel 1960, non ancora ventenne, entra poi nella Compagnia di Fantasio Piccoli, regista e fondatore del Teatro Stabile di Bolzano, e recita in Binario Cieco di Carlo Terron. Prima di essere considerata una vera artista, la giovane attrice fa una dura gavetta. Si impegna infatti per il teatro anche come trovarobe, suggeritrice, tecnico delle luci.

I grandi registi si accorgono di lei per la sua preparazione, la sua abilità nel muoversi sul palcoscenico, la professionalità e la grande pignoleria che lei definisce un suo difetto.

Mariangela Melato
Mariangela Melato

Mariangela Melato e il Teatro

Melato lavora con Dario Fo in Settimo: ruba un po’ meno (1964) e in La colpa è sempre del diavolo (1965). Viene poi ingaggiata dal Teatro Stabile di Trieste e recita per Luchino Visconti nella Monaca di Monza (1967). Il successo giunge con L’Orlando Furioso di Luca Ronconi (1969) e si riconferma con la commedia musicale Alleluia brava gente di Garinei e Giovannini (1971).

Il temperamento deciso e volitivo dell’attrice, il suo stile recitativo trasformista e forte, le consentono di interpretare personaggi di grande impegno sociale. Reinventa i classici e li rende unici. Ricordiamo ad esempio Vestire gli ignudi di Pirandello (1985). Non dimentichiamo la superba Medea di Euripide (Premio Eleonora Duse per la migliore interpretazione 1986), Anna dei miracoli di William Gibson (1988). Tutti e tre gli spettacoli sono diretti da Giancarlo Sepe. Nelle commedie è da menzionare Il caso di Alessandro e Maria (1982) di Gaber e Luporini.

Un tram che si chiama desiderio. Mariangela Melato: Blanche

Gli anni ’90 e il 2000

Durante gli anni ’90 e nel decennio successivo, l’impegno teatrale dell’attrice prosegue con La bisbetica domata di Shakespeare (1992) con la regia di Marco Sciaccaluga, Il lutto si addice ad Elettra (1997) di Luca Ronconi, Fedra (2000) sempre di Sciaccaluga grazie al quale si aggiudica l’UBU. Melato interpreta anche Quel che sapeva Maise, sempre di Ronconi (2002), ed è un altro UBU. Seguono altri drammi, fino al 2008 dove l’attrice è alla prova in Sola me ne vo un one women show.

Nel 2010 diventa Nora alla prova, tratto da Casa di Bambola di Ibsen, con l’adattamento di Ronconi, in cui viene definita dalla critica una grande protagonista e si aggiudica ancora l’UBU. L’ultima interpretazione a teatro è Il dolore (2011), ovvero la biografia di Marguerite Duras, poi film. È il dolore per l’attesa del rientro dei 76.000 deportati durante il secondo conflitto mondiale.  

Nora alla prova: Mariangela Melato

Il grande successo al cinema

Nel cinema l’attrice milanese ha avuto un cammino all’inizio difficile, perchè non aveva un viso dalla bellezza canonica. Il suo volto particolare (aristocratico, ma anche da popolana) diventa però proprio la sua particolarità e il suo punto di forza. I grandi registi cinematografici la richiedono sempre più spesso. Ricordiamo: Pupi Avati, Lina Wertmuller, Steno, Vittorio De Sica, Mario Monicelli, Franco Brusati, Giuseppe Bertolucci. Indimenticabile è la sua interpretazione della “bottana industriale” milanese con Giancarlo Giannini in Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare di agosto, cult di Wertmuller e riproposto (disatrosamente) da Madonna.

Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare di agosto. Mariangela Melato: una scena

L’esordio dell’attrice al cinema avviene con Pupi Avati nella pellicola horror Thomas e gli indemoniati (1969). Nel 1971 Luciano Salce la vuole poi in Basta guardarla. La grande popolarità arriva con Per grazia ricevuta di e con Nino Manfredi (1971). Sempre nel 1971, la notorietà di Melato si conferma per il grande film La classe operaia va in paradiso di Elio Petri, al fianco di Gian Maria Volonté. Grazie a Petri, regista impegnato civilmente e grande testimone del disagio delle classi più svantaggiate, l’attrice vince il David di Donatello Speciale e il Nastro d’Argento come migliore attrice.

Lina Wertmuller vuole l’attrice per Mimi metallurgico ferito nell’onore, (1972), con il quale l’attrice vince un altro David Speciale, il Nastro d’Argento e il Globo d’oro. Con la Wertmuller prosegue con Film d‘amore e d’anarchia (1973), e il già citato Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto (1974), tutti interpretati con Giannini. Insieme diventano una coppia storica del cinema italiano, come Sofia Loren e Marcello Mastrianni.

Mariangela Melato
Film d”amore e d’anarchia: una scena

Con La poliziotta di Steno, Melato si aggiudica il primo David come migliore attrice, mentre resta memorabile la sua interpretazione in Toto Modo (1976), per la regia di Petri. Il film è ispirato all’omonimo romanzo di Leonardo Sciascia

Il ’76 è un anno importante per l’attrice milanese. Vince anche tre Globo d’oro con Attenti al Buffone, di Alberto Bevilacqua, Di che segno sei? di Sergio Corbucci, e Faccia di spia di Giuseppe Ferrara. L’anno successivo la commedia drammatica Caro Michele di Mario Monicelli, dona a Melato il suo secondo David come migliore attrice e un Nastro d’argento per la stessa categoria. Con il film Il gatto di Luigi Comencini, a fianco di Ugo Tognazzi, si aggiudica il terzo David (1978). Grazie a Dimenticare Venezia, di Franco Brussati, vince il Nastro d’argento (1979).

Nello stesso anno, Sergio Citti, per il film Il Casotto, propone all’attrice di recitare con Tognazzi, oltre a Jodie Foster, Gigi Proietti, Paolo Stoppa e Michele Placido.

L’incontro con Renzo Arbore e gli ultimi film

Renzo Arbore vuole l’artista nel film Il pap’occhio (1980). È la prima regia cinematografica dell’artista pugliese e vince Il biglietto d’oro. È questo l’anno in cui si legano sentimentalmente, un amore che tra alti e bassi durerà per sempre. Aiutami a sognare di Pupi Avati è infine il quarto David e ulteriore Nastro d’argento per Melato (1981). L’attrice si aggiudica anche il David- targa speciale, per la carriera (1984).

Tra le produzioni internazionali, ricordiamo la sua interpretazione del generale Khala nel fantastico/cinema di fantascienza Flash Gordon (1980).

Mariangela Melato

La carriera cinematografica di Melato è ricca di film, difficile menzionarli tutti, sono tantissimi. Ricordiamo poi L’amore probabilmente (2002) di Giuseppe Bertolucci con cui vince il Ciak d’oro. Tra le ultime memorabili interpretazioni cinematografiche c’è: L’amore ritorna (2004), di Sergio Rubini e Vieni via con me (2005), di Carlo Ventura.

Mariangela Melato e la televisione

Melato nel corso della sua lunga e straordinaria carriera non disdegna la televisione dove appare già dal 1974 nel Mosè di Gianfranco De Bosio, nel varietà serale Al Paradise, di Antonello Falqui (1983). Famose sono poi le sue fiction come Una vita in gioco (1991/92), La fine è nota (1993) di Cristina Comencini, L’avvocato delle donne (1997) di Andrea e Antonio Frazzi. Intensa e indimenticabile interpretazione è quella in Rebecca, la prima moglie (2008) di Riccardo Milani, con Alessio Boni, remake dell’omonimo film di Hitchcock. Ancora più inaspettata per una milanese il ruolo in Filumena Marturano di Eduardo per la regia di Franza di Rosa, con Massimo Ranieri, entrambi protagonisti (2010). L’artista era una donna del nord, innamorata del sud Italia.

Mariangela Melato
Filumena Marturano: Mariangela Melato e Massimo Ranieri

Impegno politico e sociale e l’ultimo saluto

Sempre impegnata socialmente e  politicamente, Mariangela Melato nel 2009 scende in piazza contro i tagli alla cultura decisi dal governo Berlusconi, chiedendo alla gente di spegnere le tv in segno di protesta.

Nel 2013, al suo funerale, attori, registi, personaggi dello spettacolo salutano piangendo una delle più grandi e complete attrici italiane, in piazza del Popolo a Roma.

Emma Bonino sul sagrato così si esprime: “Mi commuove e mi onora che è stato chiesto a me di ricordare oggi Mariangela, non solo una grande attrice, ma la donna dalle sfide impossibili“.

Renzo Arbore la ricorda piangendo: Avevamo una sintonia perfetta. Mai una lite, mai una parola fuori posto. Il giorno prima di morire cantava ancora insieme a me le canzoni del dopoguerra che amava tanto“.

Mariangela Melato e Renzo Arbore

L’urna con le ceneri della grande artista è sepolta nel giardino della casa romana della sorella Anna.

Nel 2018 è stato istituito il Premio Mariangela Melato, un riconoscimento dedicato a giovani attori professionisti già affermati, nato in collaborazione con il Premio Hystrio.

Di Lucilla Continenza e Judith Maffeis Sala

https://www.piccoloteatro.org/it/theaters/piccolo-teatro-studio-melato

www.ildogville.it

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