LA DEA FORTUNA. Ozpetek e la “normalità” di una coppia gay

LA DEA FORTUNA. Ozpetek e la “normalità” di una coppia gay

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Con LA DEA FORTUNA, visto al cinema Modernissimo di Napoli (Cinema sempre attento alle proiezioni di un certo livello e spessore), il regista turco ma italiano di adozione Ferzan Ozpetek torna a raccontarci una storia profondamente umana. Questa volta l’onore di lavorare con l’amato regista è andato a Stefano Accorsi, Edoardo Leo e Jasmine Trinca. Sempre presente la sua “musa” Serra Yilmaz, mentre partecipazione straordinaria è quella di Barbara Alberti nota scrittrice, giornalista e opinionista.

Nel suo nuovo lavoro Ozpetek ritorna al passato, ma attraverso una maggiore maturità e consapevolezza. Riappaiono quindi temi cari al regista. Ricordiamo: il mondo dell’amore gay e non solo, la coralità di alcune scene specialmente quelle iniziali, le forti passioni che sfociano nel melò. Non mancano pure i luoghi caratteristici dove queste stesse scene si svolgono, le care e belle terrazze romane: punto di incontro e di convivialità.

La dea fortuna. La vita di una coppia gay e le difficoltà del quotidiano

Ben presto, La dea fortuna si concentra sui due personaggi principali, Arturo e Alessandro (interpretati molto efficacemente da Stefano Accorsi e da Edoardo Leo) coppia gay in crisi che si trascina stancamente tra reciproci e celati tradimenti, alla ricerca di nuovi modi per amarsi. Cosa vale o non vale la pena fare nel nome di questo amore? Nella loro vita piomba, inaspettatamente, una loro amica Annamaria (intensa Jasmine Trinca) con i suoi due figli: Martina e Sandro.

La dea fortuna
La dea fortuna

Per alcuni accertamenti medici Annamaria deve passare qualche giorno in ospedale e lascia i bambini a casa della coppia. Inizia così una convivenza inattesa che porterà tutti personaggi a confrontarsi con un percorso nuovo. Tutta l’emozionalità della storia viene a dipanarsi proprio da questo punto.

Arturo ed Alessandro sono ottimamente rappresentati in tutte le loro problematiche e debolezze. Nonostante le varie pecche e ripicche, la coppia appare ancora fortemente legata e, dopo le prime difficoltà, si prende carico dei bambini loro affidati con amore e protezione. È un comportamento che contrasta con quello della nonna materna (inaspettata Barbara Alberti) che, al contrario, ha un atteggiamento di rigidità, freddezza e disamore nei confronti dei nipoti.

La dea fortuna
La dea fortuna

La capacita di Ozpetek di descrivere la normalità della coppia

In un clima tutto italiano, in cui l’adozione per le coppie gay è vista ancora come un taboo, il regista turco rappresenta una coppia omosessuale come una coppia comune. I due protagonisti “discutono” come tutte le coppie “eterosessuali” convivendo con due figli non loro, ma che lo diventano.

La dea fortuna

Ozpetek strizza l’occhio al cambiamento introducendo, come nel suo cult Le fate ignoranti, tematiche del mondo gay, ma non riconosciute ancora dai conformisti. Sono tematiche che, grazie a lui e alla sua bravura, emergono facendo diventare “normale” quello che alle soglie del 2020 appare ancora deviante e peccaminoso. Il regista ci comunica quindi che la famiglia è dove c’è amore indipendentemente dalla sessualità dei genitori e dai legami di sangue.

Ottimamente caratterizzati anche i personaggi di contorno, da Filippo Nigro a Serra Ylmaz e soprattutto Barbara Alberti, magnifica interprete di una nonna cinica e violenta.

Brulica di vita e di umanità, quindi, l’ultimo film di Ozptek che ci racconta la sua nuova storia sospesa tra il ritorno e l’addio. A ciò si unisce, come valore aggiunto, il bellissimo brano Luna diamante scritto da Ivano Fossati ed interpretato da Mina.

la dea fortuna
La dea fortuna

La dea fortuna racconta la storia di un amore che, come sempre accade, nel tempo si trasforma in un affetto meno fisico, ma più spirituale e forse anche più vero. Purtroppo spesso non si è in grado di gestire l’evoluzione di un amore e alla prima difficoltà ci si perde. È questa una condizione che accomuna tutte le coppie, ma proprio tutte, senza stereotipi e ingenua retorica.

Di Marco Iannaccone/Scarlet Lovejoy

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