LA DUSE. La Divina non solo per D’Annunzio

LA DUSE. La Divina non solo per D’Annunzio
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Di Lucilla Continenza e Judith Maffeis Sala

Senza la donna non va niente. Questo l’ha dovuto riconoscere perfino Dio”. Eleonora Duse

Eleonora Duse (Vigevano, 1858 – Pittsburgh, 1924) è il mito del teatro italiano tra la fine dell’800 e i primi del ‘900, ma non solo. Ancora oggi il modo di dire “Credersi La Duse” significa sentirsi LA DIVINA della recitazione per eccellenza. La Duse, così come è conosciuta con l’articolo, è sinonimo di perfezione recitativa. Non a caso Il premio Duse è per le attrici, tra i più importanti del teatro italiano.

Affermava il critico Sergio Tofano: «La sua recitazione era ridotta alla più pura e limpida essenzialità, assolutamente scevra dei tanti barocchismi e capricci vocali cari alle attrici sue contemporanee(…). Sottolineava poi il critico Jules Lemaitre: “È molto più che bella. D’un pallore opaco e un po’ olivastro, la fronte solida sotto le ciocche nere, le sopracciglie serpentine, i begli occhi dallo sguardo clemente, una bocca grande, pesante nel riposo ma incredibilmente mobile e plastica […] La voce è chiara e fine».

Eleonora Duse: immagine giovanile

Gli esordi

La Duse è figlia d’arte, i genitori sono infatti attori di Chioggia (Venezia). Calca le scene fin da bambina. Cresce e trascorre l’infanzia nella compagnia teatrale girovaga dei genitori. È in scena dall’età di 4 anni, interpretando la parte di Cosetta in una versione teatrale de I Miserabili, lo storico romanzo di Victor Hugo, uno dei più popolari e letti dell’epoca.

Nel 1878, l’artista, a 20 anni, ha il ruolo di prima amorosa nella Compagnia Ciotti-Belli Blanes. È anche allieva dell’attrice teatrale e cinematografica Giacinta Pezzana, che rappresenta un nuovo modello di recitazione, e prima della francese Sarah Bernhardt. Interpreta, per lei, travestita, il ruolo di Amleto. L’anno successivo, al Teatro dei Fiorentini di Napoli viene scelta, da Giacinta Pezzana, nello psico-dramma Teresa Raquin di Emile Zola. È un’ interpretazione passata alla storia, che le procura l’entusiasmo del pubblico e della critica.

Nel 1880, avviene la svolta importante della sua carriera. A 22 anni La Duse diventa infatti prima attrice nella compagnia di Cesare Rossi, a Torino. Nella compagnia di Rossi l’artista esprime la sua poetica. Trasforma in modo innovativo le eredità del passato e porta sul palco opere e temi a lei cari.

Grazie all’attrice i drammi di Victorien Sardou, maestro nel tessere dialoghi efficaci e nell’immaginare soluzioni sorprendenti, diventano più efficaci. La Duse ama anche molto i drammi di Alexandre Dumas figlio e soprattutto i temi: la morale e la disgregazione familiare. Citiamo, ad esempio, La Signora delle camelie. Per lei sono drammaturgie da smontare, riadattare e attualizzare. Dumas figlio nelle sue opere affronta infatti la posizione sociale della donna, il divorzio e l’adulterio, temi molto controversi per il periodo e approfonditi dall’artista.

La Duse: gli anni del successo

È difficile dividere la carriera dell’artista con la sua tumultuosa e tormentata vita sentimentale. Entrambe spesso coincidono, soprattutto quando parliamo del sodalizio artstico e sentimentale con il Vate, Gabriele D’Annunzio. Ma prima di conoscere colui che sarà per lei croce e delizia, la talentuosa attrice, nel 1881, sposa l’attore Tebaldo Cecchi da cui avrà la figlia Enrichetta. È un matrimonio che le dà tranquillità, ma che non l’appaga e che si concluderà presto con una separazione.

Nel 1884 inizia infatti una relazione di cuore, di carne e di mente, con Arrigo Boito (famoso artista, letterato e compositore d’opera), che lei definisce «il filo rosso della mia esistenza» e che durerà alcuni anni. La Duse in questo periodo frequenta gli ambienti della Scapigliatura, di cui fa parte Boito. Nel 1890, porta sulle scene italiane i drammi di Henrik Ibsen: Casa di bambola e La donna del mare.

Eleonora Duse e Arrigo Boito

La sua folle passione e il suo teatro per D’Annunzio

L’incontro decisivo che segnerà per sempre il suo destino avviene, come accennato, con D’Annunzio. I due si incontrano già nel 1982 quando lui è giovane cronista mondano della Tribuna. Il letterato abruzzese è stregato dall’attrice che nominerà LA DIVINA. Lei inizialmente nè è affascinata, ma assume un atteggiamento distante. La passione sboccia anni dopo, nonostante le continue lusinghe del Vate.

Nel 1892  il letterato abruzzese scrive una dedica “Alla divina Eleonora Duse” su una copia delle sue Elegie romane. Cosa questa, che farebbe capitolare una donna già affascinata, ma non ancora innamorata. Lei ha 34 anni, lui 29. L’attrice incontra il suo famoso corteggiatore per ringraziarlo e da quel momento in poi i loro destini saranno legati per sempre. Ancora oggi si tratta di una delle storie d’amore e di collaborazione artistica che brillano nel mito.

Duse
Gabriele D’Annunzio e Eleonora Duse

Il loro sodalizio sarà sempre travagliato. La Duse soffrirà molto a causa del carattere ingestibile e narcisista del Vate. È ferita dai suoi tradimenti. Si narra di ben 4000 amanti di D’Annunzio, che nel 1896 le preferisce Sarah Bernhardt  per la prima rappresentazione in Francia di La ville morte. Nel 1904 il letterato mette in scena La figlia di Iorio, al Teatro Lirico di Milano con Irma Gramatica nella parte di Mila. Per la generosa attrice innamorata è la goccia che fa traboccare il vaso. La loro relazione si conclude, per la conflittualità dei caratteri, le umiliazioni, ma non solo. Si chiude anche per i debiti che lei accumula per aiutarlo finanziariamente.

La Duse, già famosissima in tutto il mondo, (nel 1898, con lei ancora vivente e famosa, il Teatro Brunetti di Bologna cambia il nome in Teatro Duse) interpreta molti drammi dell’amato. Ricordiamo: Il sogno di un mattino di primaveraLa GiocondaFrancesca da Rimini, La città mortaLa figlia di Iorio. Finanzia diverse produzioni e grazie alla sua celebrità fa conoscere l’opera del Vate anche all’estero. D’Annunzio pubblica, nel 1900, anche un romanzo  Il fuoco, ispirato alla loro litigiosa storia d’amore. Nel testo lo scrittore descrive con crudeltà il decadimento fisico della compagna quarantenne, mostrandola gelosissima e ossessiva.

La Duse: Vissi d’arte, vissi d’amore

LA DIVINA abbandona il teatro nel 1909, che riprenderà per problemi economici solo nel 1921. Nel 1916 sperimenta il cinema muto e interpreta il suo unico film Cenere, tratto dal romanzo di Grazia Deledda.

Il teatro innovativo e antiborghese de La Duse

Durante tutta la sua carriera i temi che ama affrontare sono: il denaro, il sesso, la famiglia, il matrimonio, il ruolo della donna. È una vera rivoluzione per l’epoca. La Duse vuole mettere in crisi i valori borghesi e parlare della dura e cruda realtà. Odia gli orpelli, non si trucca né in teatro e neppure nella vita privata.

Eleonora Duse: un ritratto

Respinge il vecchio modo di recitare ed è assolutamente innovativa per la naturalezza con cui interpreta i drammi che lei stessa sceglie. Usa il suo corpo senza gesti plateali. È anticonformista e reciterà sempre in italiano. Il pubblico straniero l’adorerà senza capire il testo, grazie alla sua inimitabile presenza scenica. Sul palco muove molto le braccia e rende il corpo protagonista dello spettacolo, insieme alla voce. Evita i toni ridondanti. Talvolta sussurra la stessa parola diverse volte, quella parola che ritiene fondamentale per il suo personaggio: la sua parola chiave.

L’attrice coltiva anche amicizie con personalità molto note del periodo: con la poetessa e scrittrice Sibilla Aleramo, ad esempio. Aleramo è la prima scrittrice femminista italiana, la prima che denuncia, attraverso la letteratura, il ruolo tradizionale della donna, dando un importante contributo alla questione femminile. Ammira anche la danzatrice statunitense Isadora Duncan, una tra le più significative pioniere della danza moderna. Duncan è uno spirito libero e indipendente e lo esprime nel ballo e nella vita privata.

Duse
Isadora Duncan

L’ultimo saluto e la nostalgia del Vate

Il 21 aprile del 1924, LA DIVINA, nel corso dell’ultima tournée statunitense, muore di polmonite a Pittsburg. Come da sua volontà, viene sepolta nel cimitero di Sant’Anna ad Asolo, cittadina in provincia di Treviso, dove ha una casa. Al Vittoriale degli italiani, la casa-museo di D’Annunzio, è conservato, un busto raffigurante il suo volto.

Duse
Busto Duse al Vittoriale

Dopo la sua morte, D’Annunzio vive tutto il resto della sua vita (le sopravvive 14 anni) nel rimpianto del grande amore che “la donna e l’artista” gli aveva tanto generosamente donato.

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