STREHLER e il suo “Piccolo” di Milano

STREHLER e il suo “Piccolo” di Milano

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STREHLER, (Giorgio Strehler) una delle colonne del teatro italiano, un’icona; nasce a Barcola (Trieste) il 14 agosto 1921 e muore a 76 anni a Lugano. Se ne va per sempre “sul palco”, lì dove era sempre stato, il luogo tanto amato, e che ne costituiva l’identità. Instancabile, ci lascia, infatti, la notte di Natale del 1997, durante le prove di Così fan tutte, di Mozart. La rappresentazione sarebbe stata la sua prima regia di un’opera lirica al (nuovo) Piccolo Teatro di via Greppi di Milano, che il Regista (con la R maiuscola) purtroppo non inaugurerà mai.

I funerali, semplici come lui voleva, sono ricordati come un momento di grande commozione per tutti coloro che lo amano. Si svolgono il 27 dicembre nella sua Milano, (che lo accoglie giovanissimo), con grande partecipazione di cittadini e delle Autorità, in via Rovello, storica sede del Piccolo Teatro. Le ceneri sono conservate nel cimitero di Sant’Anna, a Trieste, nella umile cappella di famiglia. Perchè Strehler era così, un uomo come tanti e un uomo di teatro.

Strehler

Strehler: una vita per il teatro

Strehler nasce in una famiglia dove l’arte e il multicuturalismo sono componenti fondamentali. Suo nonno è infatti un musicista, Lovric di cognome. Sua nonna è di origine francese, Firmy. La madre Alberta è poi un’apprezzata violinista. Strehler perde il padre Bruno quando ha due anni e cresce nell’amore delle donne della sua famiglia. È un ambiente che condizionerà anche tutto il suo lavoro artistico nella rappresentazione delle figure femminili.

Strehler

Con la madre vedova, il giovane Strehler si trasferisce a Milano e frequenta gli studi prima al Convitto del Longone e successivamente al Liceo Classico Parini. Ottenuto il diploma, si iscrive a Giurisprudenza, sempre a Milano. A causa o forse grazie alla sua passione per il teatro e l’arte in generale (studia anche musica e direzione d’orchestra sulle orme del nonno) abbandona però gli studi universitari per dedicarsi completamente al teatro.

Siamo negli anni ’30, sotto il fascismo, e il futuro Maestro ha la fortuna di conoscere Paolo Grassi con il quale condividerà le scelte importanti del suo futuro. Nel 1940, si diploma attore all’Accademia dei Filodrammatici, storica accademia di Milano, grazie alla guida di Gualtiero Tumiati.

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Strehler e Grassi

Un’antifascista: gli anni dell’esilio

Strehler, antifascista convinto, durante il secondo conflitto mondiale, si rifugia in Svizzera, dove firma i sui lavori con il cognome della nonna francese. Qui incontra il commediografo e regista Franco Brusati con il quale nasce una grande amicizia e importante collaborazione artistica. Appassionato di musica e di opera lirica, frequenta anche il Conservatorio di Ginevra. Esordisce, come regista, sempre a Ginevra, mettendo in scena, fra il 1942 e il 1945, in lingua francese: Assassinio nella Cattedrale di T.S. Eliot, Caligola di Albert Camus e Piccola Città di Thornton Wilder.

Strehler

Dopo la fine della disastrosa guerra e tornato nella sua amata Milano, è attore, sceneggiatore e regista di più spettacoli, di diverse Compagnie italiane. Ricordiamo: Il lutto si addice ad Elettra di Eugene Gladstone O’Neill, Sotto i ponti di New York di Anderson, Piccoli Borghesi di Gorkij. Torna a recitare, in Caligola di Camus (di cui firma anche la regia) dove interpreta il ruolo di Scipione. Non dimentichiamo che è in questo periodo anche un attento critico teatrale per la testata Momento sera, senza mai rinunciare al progetto di costruire un grande teatro.

Il TEATRO secondo Strehler: il realismo poetico

Per Strehler la realtà è sostanzialmente “grigia”, ma a teatro anche se non va rinnegata deve diventare “poetizzabile”. Il Maestro mette sì in scena direttamente la realtà, ma la rende quindi più “poetica”, attraverso l’astrazione della scena. Per Strehler il regista deve ovviamete ricostruire il testo, rispettandone la storia e riadattandola in modo verosimile. Lo spettacolo va infatti sempre storicizzato, rendendo comprensibile allo spettatore la società che rappresenta. Il passo successivo e fondamentale è però quello di saper cogliere il rapporto tra il testo e l’attualità in cui si vive, attraverso un’analisi “socioculturale”.

Insomma anche a Strehler interessa il teatro nella sua essenza originale e non l’estetica che spesso piace tanto agli attori, dimentichi che il teatro nasce come messaggio. Il TEATRO è per Strehler una conoscenza del reale che, tuttavia, deve diventare poesia grazie alla magia del palco. Il regista presenta quindi tutto ciò che conosce e di cui è competente in quello che è definito “realismo poetico”.

Il Piccolo teatro di Milano

A Strehler va infatti il merito di essere uno dei fondatori di quello che è oggi il più importante e prestigioso teatro di prosa italiano: il grande Piccolo di Milano. Il teatro viene infatti fondato dall’artista nel 1947, con Nina Vinchi e l’amico Paolo Grassi e marito di Vinchi. La prima sede del Piccolo, che oggi vanta tre grandi sale, viene aperta in via Rovello (a pochi passi dal Duomo di Milano) ed è inaugurata con la messa in scena de L’ albergo dei poveri di Gorki, il cui titolo originale era “Nel fondo”. Lo spettacolo racconta di una miseria senza speranza, così com’era negli anni del dopoguerra, quando il popolo non era ancora uscito dalla povertà e la ricostruzione era appena iniziata. Nel finale: “l’uomo, tutto è nell’uomo”. È comunque un segnale di speranza necessario in un periodo difficile, ma di rinascita.

Indimenticabile è poi la rappresentazione di Arlecchino servitore di due padroni da Goldoni. Il grande regista la ripropone, (reinterpretando la commedia dell’arte), nel 1947, non a caso due anni dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale.

Strehler

Afferma Strehler, nel 1954, a proposito della scelta di mettere in scena Arlecchino: “Recitato per la prima volta dal Piccolo Teatro nel corso del suo primo anno di vita, Il servitore di due padroni di Carlo Goldoni (da noi poi chiamato Arlecchino servitore di due padroni, per indicare più chiaramente ai pubblici stranieri il carattere della commedia) è diventato, a poco a poco, il segno della continuità ideale del nostro lavoro e al tempo stesso una bandiera“.

Continua il Regista:” Sette anni fa, il nostro Arlecchino segnava in Europa, alla fine di una sanguinosa guerra che aveva ceduto il suo inevitabile debito di sconforto e di disperazioni per tanti, il ritrovamento di alcuni eterni valori di poesia e al tempo stesso di un messaggio di fiducia per gli uomini, attraverso la liberazione del riso più aperto, del gioco più puro(…) . Arlecchino è ancora oggi lo spettacolo italiano più visto all’estero, ancora bandiera del Piccolo.    

Nel 1950, Strehler mette in scena un capolavoro assoluto: La morte di Danton di Buchner che termina col grido di Lucilla Des Moulins sul patibolo: “Viva il Re”. La stampa inveisce contro l’artista definendolo “un provocatore”. Non si può non menzionare il rappporto di Strehler con il teatro di Brecht. Il Maestro vede in Brecht un grande poeta, purtroppo considerato solo autore politico. Di Brecht ama soprattutto il Galilei che giudica una grande opera di poesia.

Strehler
Brecht e Strehler

Strehler e il Teatro Azione a Roma

Al Piccolo, Strehler dedica quasi tutta la sua vita. Nel 1968 però abbandona via Rovello per fondare un suo gruppo, a Roma, il Teatro Azione, su basi cooperativistiche. Con il teatro d’azione presenta La cantata del mostro lusitano di P. Weiss (1969), spettacolo anticipatore di un teatro concettualmente “povero” e soprattutto per tutti. il regista coinvolge nella nuova avventura attori e fedeli collaboratori. L’obiettivo del Teatro Azione, nato non a caso negli anni della grande contestazione epocale è di proporre moltepilici attività, sull’onda dei movimenti politici e culturali di quel periodo. Nel 1972, quando Paolo Grassi lascia la direzione del Piccolo, il Maestro torna però a dirigere il suo amato teatro milanese.

Gli ultimi anni

Il successo di Strehler diventa internazinale e nel 1985, il governo francese gli mette a disposizione il Teatro Odeon che diverrà il Teatro d’Europa. Il Maestro viene anche insignito della Legion d’onore dall’allora presidente Mitterand. Nel 1992 riceve dall’Università degli Studi di Pavia la laurea Honoris Causa in lettere.

Teatro d’Europa di Parigi

L’isola degli schiavi e le dimissioni di Strehler per protesta

Nell’ottobre del 1994, Strehler firma la regia de L’isola degli schiavi (Pierre de Marivaux, 1725) al Teatro Poliorama di Barcellona. A dicembre dello stesso anno lo spettacolo arriva al Piccolo. “E’ una storia d’amore- afferma Strehler- che pure ha valori sociali con il suo messaggio di tolleranza, di umanesimo. Tutte cose che, in quest’Italia forse suoneranno come astruse, raccontate da barbari“.

È anche uno spettacolo di protesta contro l’amministrazione milanese a causa della lungaggine nella costruzione della nuova sede del Piccolo di via Greppi. Il Maestro si dimette dal suo teatro. La situazione si risolverà 5 mesi dopo, e la nuova grande sede, quella di Lanza, vicino Brera, sarà inaugurata nel 1998. Il Maestro non fa però in tempo a vederla completata, morendo l’anno prima. La nuova sede è progettata dall’architetto Marco Zanuso ed è uno dei palcoscenici più grandi d’Italia.

L’isola degli schiavi è molto apprezzata e siccome, nel 1996, gli attori sono in partenza per una tournè europea senza il loro Regista, dimissionario, Strehler scrive questa bellissima lettera agli attori della Compagnia del Piccolo, che teniamo a pubblicare e presa dall’archivio del Piccolo nel sito ufficiale di Pamela Villoresi, attrice nello spettacolo con (tra gli altri) Massimo Ranieri. http://www.pamelavilloresi.it/pages/default.asp

L’isola degli schiavi: Villoresi e Ranieri

Scrive Strehler ai suoi attori “Mi rattrista molto non poter essere con voi, ma in questo momento della mia carriera artistica sto attraversando una profonda crisi. Ho lasciato il teatro Piccolo e Milano quando mi è parso evidente che nelle condizioni esistenti non sono più in grado di creare quello che sento e che ancora posso creare. Temo che questa decisione possa essere definitiva perché al momento non vedo nessuna concreta dimostrazione di buona volontà per la soluzione di seri problemi del nostro teatro che è attivo da 50 anni.

Continua il Maestro: “Se le autorità italiane non ci presteranno aiuto compiranno un grave errore. Ma qualunque cosa sia accaduta, la nostra forza vitale e l’amore, la nostra malinconia e le nostre vedute sono rimasti immutati, denunciando l’ingiustizia della nostra società di quell’isola degli schiavi. Quest’opera è stata concepita per parlare di molte cose e senza farlo sentire mostrare i problemi dell’ordine supremo con leggerezza brillante e umanesimo. Noi artisti siamo soltanto lo strumento della poesia del teatro. Noi siamo tutti membri di una numerosa famiglia per la quale non esistono confini.”

Tra gli autori che Strehler ha spesso messo in scena oltre Brecht, menzioniamo: Shakespeare, Goldoni, Pirandello, Cechov, Eduardo. Nella sua lunga carriera il Regista firma circa 200 regie.

Strehler riesce a dedicarsi anche a regie di opere liriche al Teatro alla Scala. Ricordiamo una messa in scena de La Traviata di Verdi molto apprezzata. Fra le operistiche, gli appassionati citano: Falstaff e Macbeth di Verdi, Cavalleria Rusticana di Mascagni, Il flauto magico, Così fan tutte, Don Giovanni di Mozart, Il barbiere di Siviglia di Rossini.

Di Lucilla Continenza e Judith Maffeis Sala   

www.ildogville.it

                                                                                                                                        

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