Marjorie Prime
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MARJORIE PRIME, tratto dal testo di Jordan Harrison, per la regia di Raphael Tobia Vogel, è in prima nazionale, al Teatro Franco Parenti di Milano, fino al 17 novembre. Sul palco  la partecipazione, “straordinaria”, di Ivana Monti. Recitano, con una delle nostre colonne del teatro, i “naturalissimi” Elena Lietti, Pietro Micci, Francesco Sferrazza Papa. Le scene sono curate da Marco Cristini, le luci da Paolo Casati e i costumi da Sasha Nikolaeva. Cristina Crippa si è occupata dei video, collaborando allo spettacolo, nuova produzione del Franco Parenti.

Cast e applausi finali

Marjorie Prime: un futuro fatto di Prime?

Marjorie Prime è una narrazione molto interessante, ambientata nel futuro. È una rappresentazione che a teatro non ci si aspetta di vedere. Anche se tocca il tema dell’IA (intelligenza artificiale) e quindi può forse essere inserita nel filone della fantascienza, la finzione messa in scena però non si distanzia molto dalla realtà, o meglio dal futuro prossimo. Apprezzando nella recitazione l’analisi della società, che per me resta sempre la sua “missione” principale, quest’ultimo lavoro di Vogel è una pièce che di fatto la fa. La storia rappresentata è ambientata nel 2060, ma colpisce per essere profetica, prorio come nel testo (finalista al Pulitzer 2015) di Jordan Harrison .

Sinossi

Marjorie (Ivana Monti) è un’anziana signora malata di Alzheimer. Sta perdendo la memoria, e ogni giorno che passa è un dono in più che la vita le offre, ma è anche la certezza di perdere lentamente una piccola parte di sè, della sua identità e soprattutto lucidità. La scena si apre con Marjorie seduta su una sedia nella stanza del suo appartamento mentre discorre con un giovane uomo di 30 anni, molto affascinante (Francesco Sferrazza Papa). Il giovane le fa compagnia, la coccola con le parole. Le ricorda del loro primo incontro d’amore, avvenuto decenni prima. La donna, classe 1977, sta parlando con suo marito, ma non è un’allucinazione, cosa che lo spettatore si potrebbe aspettare, ma un Prime, ovvero un Robot dalle sembianze umane. Il Prime è stato acquistato dalla famiglia per aiutare la donna a ricordare i momenti più importanti della sua vita. È una sorta di terapia, ma anche una compagnia, in un’ eterna sospensione del tempo, che resta immutato nel ricordo.

Marjorie Prime

Nella narrazione, sia la figlia di Majorie (Elena Lietti) che il marito (Pietro Micci) sono coinvolti in una realtà in cui avere un Prime è cosa normale, anche se la figlia nutre ancora qualche perplessità sulla sua utilità. È una terapia che può funzionare? I Prime, che sono complesse macchine programmate dall’uomo, possono sostituire quella componente umana così difficile da decifrare e riprodurre che è il sentimeno, IL SENTIRE? Ovviamente no.

La storia anche se affronta il tema attualissimo dell’IA, parla molto di incomunicabilità. Il Prime è ” l’icona apoteotica” di quella che è una condizione che l’uomo fa tanto fatica a superare. Non svelando troppo della sinossi, (per lasciare la suspense allo spettatore); nello spettacolo l’esigenza di avere il clone di qualcuno che si è amato, programmandolo come desiderato, si fa sempre più incalzante. Sarà un’arma a doppio taglio?

Recensione: Prime o bisogno d’amore?

Intelligenza artificiale e sentimenti. La parola chiave gira sempre nella nostra ineluttabile condizione di solitudine esistenziale, nell’incapacità di ascolto attivo che crea distanze incolmabili con chi poi amiamo ed è essenziale punto di riferimento. Vogel è sicuramente aiutato da un cast di ottimi attori. Ivana Monti, malata di Alzheimer e dopo Prime, interpreta ruoli che confermano tutta l’esperienza  di decenni di palco, che calca con una naturalezza “ad occhi chiusi”.

Majoirine Prime
Raphael Tobia Vogel

Diversi i temi toccati dal talentuoso regista milanese: l’IA che potrebbe sostituire l’uomo, forte del fatto che non conosce sofferenza perché priva di sentimenti. Si affronta il delicato tema dell’Alzheimer che, in una società invecchiata, sta diventando sempre più importante, ma soprattutto, ripetendomi, dell’incomunicabilità tra persone che si amano. Citando Pirandello: “E come possiamo intenderci se nelle parole che io dico metto il senso e il valore delle cose che sono dentro me; mentre chi le ascolta , inevitabilmente, le assume col senso e il valore che hanno per sé del mondo che egli ha dentro?” Quest’ultima osservazione è difficile da contestare. La vita è paragonabile a una prima assoluta, utilizzando una metafora teatrale.

Marjorie Prime è uno spettacolo profetico e che mette in guardia lo spettatore. Lo spiazza e non con effetti speciali, ma andando a scavare nelle debolezze umane e nell’indispensabile esigenza umana di essere capiti, aprezzati e soprattutto amati.

Spettacolo da tanti applausi!

Di Lucilla Continenza

Per informazioni e prenotazioni: www.teatrofrancoparenti.it

www.ildogville.it

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